La leggenda greca del matrimonio di Elena disputata da trenta garzoni, e la scelta fatta da Menelao, rilevano dal mondo eroico ellenico la medesima usanza, che, secondo Ateneo[139], era pur viva tra i Marsigliesi, presso i quali la fanciulla, in un convito, offriva la tazza a quello de' giovani, che più le piaceva.
Ne' nostri usi popolari la fanciulla generalmente si elegge lo sposo; quindi i parenti, se non hanno nulla in contrario, dispongono l'affare.
Così è degno di osservarsi, come presso il Ramayan.a[140], Ràma e Sità, quantunque sposati, per via di svayamvara, si uniscono col pieno consenso dei loro genitori. Se non che le nostre fanciulle del popolo, invece di troni nelle assemblee, si contentano di una povera panca nelle stalle. Questa panca, che non manca neppure alle capanne dei Russi e dei Finni[141], è destinata a ricevere i giovani pretendenti. Nel contado di Bra, in Piemonte, i giovani vanno insieme alla stalla, dove siede la dama de' loro pensieri; l'un dopo l'altro si recano a corteggiarla, e quando alcuno indugia troppo, si scuotono i gioghi delle bovine, per fargli intendere che è tempo di levarsi e di lasciare il posto a chi vien dopo.
Nelle stalle del Canavese, le fanciulle da marito si siedono sopra la lunga panca; i giovani, che, per lo più, dopo avere vittoriosamente cantato la Martina, entrarono nella stalla, sono ricevuti alla panca. Ed il ricevimento ha le sue formalità. Qualunque giovane che sia seduto presso la mariora o fanciulla da marito, se un altro giovane arriva, deve cedergli il posto. Il mancare a questo riguardo è cagione talvolta, nel Canavese, di spargimento di sangue. A Riva di Chieri il giovane che visita la fanciulla da marito può sperar bene, se egli viene invitato a ritornare.
A Pinerolo, la fanciulla, va ad accendere il fuoco, quando un damo le deve piacere, ed insieme coi parenti si beve; il non fare, come la chiamano, tale onestà, val quanto congedare il pretendente.
Nella valle di Andorno, la fanciulla lascia cadere a terra il fuso perchè le sia raccolto dal giovane, al quale vuol dare speranze, cui essa poi consola intieramente, quando gli mette in mano delle nocciuole.
Nella campagna d'Alba, il giovine, entrando nella stalla, getta alla fanciulla un fazzoletto; se la fanciulla lo ritiene, egli pure è ricevuto; se invece glielo restituisce, deve tenersi per congedato.
Nell'Abruzzo Ultra I, il giovine porta la notte, all'uscio della ragazza un ceppo di quercia, detto tecchio; se il ceppo è messo in casa, il pretendente può entrarvi anch'esso; se invece, il ceppo è lasciato ov'egli il lasciò, al giovine non resta altro partito, se non quello di ripigliarsi, in modo che nessuno lo vegga, il ceppo, e ritentare, se gli piace, la prova ad altri usci. Un uso simile incontrò il prof. Ferraro a Serra San Bruno di Calabria: «l'amante usa di notte mettere davanti alla casa della ragazza, da lui presa ad amare, un ceppo vestito di nastri, fazzoletti, ecc., se il ceppo è ritirato, la ragazza accetta l'amor suo; se no i parenti dicono: non abbiamo figlie da marito, e allontanano il ceppo.»
Nel Montenegro, come apprendiamo dai signori Frilley e Wlahovic[142], la domanda della sposa è fatta da alcuni delegati dello sposo o proszi (chieditori). Siedono a tavola, bevono tre volte; quindi il capo dei chieditori offre da bere alla fanciulla. Se essa accetta, è segno che i parenti consentono; allora il rappresentante dello sposo dà quasi per caparra, come presso i Pugliesi, una mela, nella quale è conficcata una moneta, che la fanciulla consegna al padre, al fratello, o, insomma, al capo di casa.