VII.
Gli sposi si provano.
Dopo essersi eletti, gli sposi si provano. Le prove più semplici si usano nel Pesarese e in Terra d'Otranto. Nel Pesarese, il giovine invita la fanciulla a varii lavori campestri o domestici, per misurarne la forza e la destrezza, avvertendo, quando si batte il grano, di mettersi petto a petto, innanzi ad essa; al che rifiutandosi una delle parti, si avrebbe il rifiuto come un segno di corruccio. E cosiffatti esperimenti, per lo più, si rinnovano.
Al Capo di Leuca, nel distretto di Gallipoli, è la sposa che prova la robustezza dello sposo. Un giovane non merita d'impalmare alcuna ragazza, finch'egli non abbia almeno portato lo stendardo (cacciatu lu stennardu) nella processione, che si fa per la festa del santo del luogo, e nell'aver fatto il Battente «si tiene tanto, scrive il signor De Simone[143], a queste prove che ho udito dire in un rifiuto di matrimonio da parte della madre della sposa: vole sse'nzura (l'uomo richiedente) e nu ha cacciatu ancora lu stinnardu.» Nei luoghi in cui fanno tuttavia le processioni dei Battenti, guardasi al sangue che spruzza dai loro corpi flagellati; chi ha il più bel sangue, è il giovane alla moda; se pure non avesse fatto almeno una volta il Battente sarebbe rifiutato, quando offrisse la mano sua a qualche ragazza.
È ancora una specie di svayamvara della donna, il quale mi richiama ai vari casi riferiti nel Libro dei Giudici, di donne date come premio al valore dell'uomo, e all'uso degli antichi Scandinavi, presso i quali, verso il Natale, o propriamente, nel solstizio d'inverno, le fanciulle indicavano ai loro amanti il fatto eroico, che essi dovevano compiere per meritare la loro mano.
Nell'Arpinate, le fanciulle misurano l'amore dei fidanzati dal colore del nastro, onde essi avvolgono, nella domenica delle Palme, il ramo d'ulivo che portano loro dalla chiesa. Se il nastro è giallo, indica trattare la fanciulla da pazza; se verde, che la si vuol tenere in sola speranza; se rosso, guerra; se bianco, pace; se turchino, amore[144].
Nell'Ascolano, per la festa di Sant'Emidio, gli sposi arrivano alla piazza dell'Arringo in Ascoli. La sposa si mette in mezzo; suonatori che strimpellano, mimi che fanno smorfie d'ogni maniera ridicole, si mettono attorno alla sposa, per provocarne il riso. Guai se la sposa ride! ella non sarà una buona massaia, nè una donna prudente; e lo sposo perciò l'abbandona al suo destino.
Nella campagna di Perugia, ora lo sposo, ora la suocera provano la sposa; le si presenta una polpetta; la sposa deve ingoiarla intiera o sana, come dicono nell'Umbria; se, invece, ella stenta a mandarla giù, se ne levano sinistri augurii.
A Riva di Chieri, in Piemonte, quando, nel primo giorno delle nozze, si porta in tavola il tacchino, la sposa deve prontamente alzarsi; se non lo fa, si porta uno scaldaletto sotto la sua sedia, dicendosi che la sposa è fredda e bisogna riscaldarla.
A Pinerolo in Piemonte, a Pernate nel Novarese, e a Gallarate in Lombardia, la suocera sbarra la porta con una scopa; se la sposa è prudente, deve alzarla e portarla al posto suo; se invece vi passa sopra, vorrà essere una cattiva massaia.
Nella montagna di Pistoja[145] e nel Campidanese in Sardegna si prova l'amore del giovine, con lo scambiarle la ragazza. Ma, in Sardegna, propriamente, lo scambio è fatto al padre del giovine, che va, per suo desiderio ed in suo nome, a fare la chiesta della fanciulla. Il messaggiero arriva, e, adoperando un linguaggio che ci trasporta ad una età affatto patriarcale, dice: «Io vengo a cercare una giovenca bianca e di una bellezza perfetta che voi possedete e che potrebbe fare la gloria del mio gregge e la consolazione de' miei vecchi anni». Gli ospiti comprendono, ma dissimulano e rispondono con linguaggio altrettanto figurato; e alfine, mostrando di consentire, presentano l'una dopo l'altra le donne della casa, all'infuori dell'aspettata e soggiungendo sempre: «è questa che desiderate?» Sul diniego del forestiere, simulando di averla lungamente cercata, ritornano, all'ultimo, con la fanciulla richiesta, la quale si lascia trascinare come per forza. Il forestiere allora si alza, batte le mani e grida: «è quanto io desidero»[146].