Anche nell'India, secondo il Kàuçikasùtra, sul punto di partire viene scambiata la sposa allo sposo; nell'Annoverese, si mettono le donne in giro intorno alla sposa; si porta via il lume e lo sposo deve afferrare la sposa; se afferra invece un'altra, sinistro augurio; ed egli stesso è oggetto di ridicolo. Ho già notato come il nostro giuoco della moscacieca debba riferirsi ad una tale usanza.

In Isvezia, nella Slesia superiore polacca, presso Saarlouis, e nella campagna di Pistoja, invece della sposa, conducono prima al giovine la più vecchia donna della casa, la quale viene così esposta alla berlina.

In altre forme ancora si provano gli sposi nell'India e in Germania.

Negli usi del popolo tedesco, il fidanzato, per accertarsi che la fanciulla con cui egli ha parlato sarà moglie pulita e massaia, fa portare del cacio e lo affetta, offrendone alla fidanzata; se questa mangia il cacio senza nettarlo, lo sposo è minacciato che la fanciulla non gli farà, qual moglie, buona compagnia[147].

Secondo Açvalàyana, una delle prime cose che si ha da cercare nelle nozze indiane, è la onestà della famiglia; la figlia dev'essere data ad un uomo prudente, la donna dev'essere saggia, bella, costumata e fornita di buoni segni (lakshanya, indizii). L'amante perciò mette insieme otto acervi di terra levata da luoghi diversi, e parla a ciascuno di essi così: «L'ordine è la prima cosa, nell'ordine sta la verità; dove questa fanciulla è nata, là essa vada». (Ossia mostri con questa prova augurale, di qual casato essa sia e qual parentado essa meriti). «La verità si faccia palese,» quindi rivolto alla fanciulla, le dice: «piglia uno di questi».

Se la sposa eleggeva la zolla d'un terreno che si fecondasse due volte l'anno, era prova che alla sua prole non sarebbe mai venuto meno il cibo; se la zolla del terreno levato da una stalla, prenunziava ricchezza di bestiame; se la polvere di zolla levata dal circolo ove si celebrava il sacrificio, era segno di molta devozione; se la zolla estratta da un lago che si disseccasse, rivelava prudenza e cortesia in ogni cosa e con tutti; se la zolla formata da un terreno ove si giuocasse, minacciava passione al giuoco; se la zolla di un trivio, si tradiva impudica; se la zolla di landa, si manifestava infeconda; se la zolla di sepolcro, avrebbe ucciso il proprio marito. Altri augurii analoghi a questo, fatto con gli otto acervi, possono ancora riscontrarsi ne' sùtra.

A Tarnassari, sopra la costa del Coromandel, secondo la relazione del nostro viaggiatore Ludovico Barthema[148], vigeva, nel secolo decimosesto, quest'uso: «Sarà un giovine che parlerà con una donna d'amore e le vorrà dar ad intendere che con tutto il cuore le vuol bene e che non è cosa al mondo che per lei non facesse, e stando in questo ragionamento piglierà una pezza ben bagnata nell'olio e appiccagli dentro il fuoco e se lo pone sopra il braccio a carne nuda e mentre che quella brucia egli sta a parlare quietamente con quella donna e senza una minima perturbazione non si curando che s'abbruci il braccio, per dimostrar a colei che gli vuol bene e che per lei è apparecchiato a fare ogni gran cosa.»

A Pernate, nel Novarese, la prova a rovescio; è lo sposo che, per assicurarsi se la sposa lo ama, le dà un pizzicotto.

Ma la più comune, pur troppo, delle prove, e più conforme agli usi moderni, è quella che si ricorda in un canto popolare Albanese, alla quale sola, mentre forse tutte le altre scompariranno, si può assicurare l'immortalità:

Tu, se mi vuoi per moglie,
Mantieni costante la fede,
Quattro, cinque, sei anni,
Non per domani, doman l'altro o sta sera,
Su, va all'estero,
Va, lavora in Oriente!
E con il lavoro raccogli denaro,
E poi vedrai che io vengo[149].