Notai di sopra, come la casta guerriera abbia mostrato, più di ogni altra, rispetto alla donna; ma alla casta guerriera corrispondeva pur troppo, nel medio evo, un reggimento feudale; e nel reggimento feudale, la sola padrona rimaneva donna; il resto, o maschio o femmina che fosse, si considerava come cosa vile e venale. La libertà de' matrimonii era fra gli infimi vassalli interdetta; e, mentre pur si voleva si moltiplicassero perchè si moltiplicassero le braccia al lavoro, ciò si voleva in quel modo e con quelle condizioni che piacesse meglio al signore di imporre. Tra i Lettoni, per relazione del signor Henriet, prima dell'ultimo decreto imperiale per la emancipazione de' contadini, si raccoglievano in un determinato giorno di festa dal padrone i giovani e le ragazze della terra in una osteria; rinchiusi nell'osteria per un'ora, il fattore distribuiva loro noci e pane pepato. Ricevuto il qual dono, proprio delle nozze[156], i giovani e le ragazze si sceglievano e uscivano quindi, a due a due, dall'osteria per farsi benedire.
Della proprietà sembra lecito il disporre a piacere; finchè pertanto resta per legge o l'uso tollera che il lavoratore sia un annesso della terra lavorata per il signore, quest'ultimo può trattare l'uomo e la terra al modo medesimo. Non recano quindi meraviglia le sentenze delle Assisiæ Hierosolym[157], che proibiscono il matrimonio di alcun contadino, sia maschio o femmina, al di fuori della terra, senza che il signore della terra in cui il contadino è passato ne restituisca l'equivalente al proprietario.
Sopra i servi della gleba aveva dunque il signore feudale potestà suprema per le nozze; egli le ordinava od impediva a sua posta; le ritardava, interrompeva, aggravava senza che alcuna autorità venisse a limitarne gli arbitrii. E potrebbe forse essere un resto infelice di tali consuetudini l'uso che, scomparso quasi intieramente in Francia, si mantiene ancora in Piemonte dove la contadina che si sposa porta al suo padrone una specie di coccarda fatta con nastri, la quale chiamano livrea. Cosiffatta livrea viene pure distribuita fra le varie persone che gli sposi intendono invitare alla festa nuziale, e particolarmente al banchetto dove il padrone interviene, se egli lo voglia, come di diritto[158].
Qualche riserbo maggiore si osservava nelle forme, quando la sposa non era già una contadina, ma soltanto una vassalla sottoposta al gran feudatario. Il feudatario le domandava quello che nel medio evo chiamavano maritagii servigium. Egli mandava tre de' suoi baroni alla donzella, con l'intimazione: Signora, voi mi dovete il servigio di maritarvi[159]. Essa era costretta ad eleggerne uno. Permesse le nozze, dovea quindi pagarsi con più maniere di balzelli al feudatario il nuptiaticum o diritto di nozze, il più esecrando de' quali che aveva nome marcheta, dovrò più oltre illustrare[160]. All'incontro, se il feudatario menava moglie, non pagava nessun tributo ad alcuno, fuorchè al re, e imponeva a' suoi vassalli un tributo novello, chiamato auxilium od aiuto. Che al re si dovesse una specie di tributo per nozze, lo argomento dal brano di una carta di Enrico III re d'Inghilterra, ove si proibisce a' signori qualsiasi maritaggio senza il consenso reale[161].
Nel Dekhan, il re ha facoltà d'imporre un maritaggio, quando un pretendente rifiutato gli si presenta a cavallo di alcuni rami di palma, lacero e insanguinato per le ferite, onde il proverbio dekhanico: «per gli amanti disperati non vi è altra salvezza che il cavallo fatto con rami di palma[162].».
X.
Nozze per procura.
Non so se abbiano usato altrove che in Europa, in altro tempo che nel medio evo, fra altra gente che principesca; e se usino oggi ancora tra principi, confesso di non sapere; ma credo saper certo che le formalità le quali usavano nel medio evo per una tal cerimonia sono oggi dismesse. L'incaricato, per parte dello sposo, aveva il diritto di mettere, come in segno di matrimonio consumato, una gamba sopra il letto della sposa. Ove gli ambasciatori erano più di uno, come nel caso di Pipino con la Berta d'Ungheria, presso i Reali di Francia, suppongo che un tal diritto fosse riserbato al più anziano. L'ambasciatore portava, in nome dello sposo, alla sposa i doni e l'anello; e con l'anello sposava. Quando il re Ottone manda di Germania alla prigioniera Adelaide un suo ambasciatore con l'anello, intende significarle ch'egli la tiene già per propria sposa. Tal senso ha pure l'anello coi doni, che, ne' Canti Illirici, il re Stefano manda alla giovine Roskanda, convertendo in svat o procuratore il suo ministro Teodoro.