Ma non sempre il letto si somministra completo dalla sposa, e nella Lomellina, per esempio, il fusto ed il pagliariccio vogliono esser procurati dallo sposo.
La fanciulla cura, appena promessa, e talvolta anche prima, di arredare nella casa paterna tutta una stanza de' mobili ed oggetti ch'ella porterà nella casa dello sposo; e il trasporto di tanta roba è, per certi paesi nostri, una cerimonia solenne. Io posso qui ricordare, fra gli altri, l'uso di Cossato nel Biellese, quello di Sardegna e quello dell'Abruzzo Teramano. Intorno al primo, ecco quanto mi scriveva il compianto monsignor Gio. Pietro Losana, vescovo di Biella: «I parenti della sposa devono provvederla d'un letto compito. Il paese è agricolo; i contadini più agiati usano farne una solennità; lo caricano su d'un carro, ma tutto allestito e bell'e fatto col suo cuscino e perfino con la coperta già rivoltata. Il letto è tutto guarnito di fiori, di nastri ed altre cianfrusaglie. I buoi od i cavalli inghirlandati a festa. Il carro, così fatto elegante, segue la comitiva che accompagna la sposa alla nuova sua dimora.»
In Sardegna[264]: «Lo sposo accompagnato da' suoi parenti ed amici, tutti a cavallo, si parte dalla casa paterna; una quantità di carri proporzionata a quella degli oggetti che si devono trasportare segue la comitiva. Quando si è giunti alla dimora della sposa, i parenti di questa rimettono il corredo allo sposo; egli osserva ogni cosa minutamente e fa quindi caricare sopra i suoi carri ogni oggetto; quindi si ritorna alla casa dello sposo. Due suonatori di launedda, scelti fra i più capaci, aprono il corteggio, eseguendo arie campestri. Seguono giovanotti, donzelle e donne; tutti vestono i loro abiti più belli e portano sopra la testa o le spalle gli oggetti fragili che non si credette di poter mettere senza rischio sopra i carri. Un giovine, per esempio, porta sopra una spalla un grande specchio con larga cornice dorata, un altro sopra l'una e l'altra spalla un quadro di santo (il santo protettore della fanciulla e il santo protettore del giovane) dipinto con colori vivissimi e spiccati; un terzo è caricato d'un gran cestone pieno di tazze di maiolica o di porcellana, vasi di vetro celeste per fiori e simiglianti oggetti; un quarto finalmente trasporta sopra il suo berretto piatto una cesta ripiena di bicchieri, di caraffe ecc. Immediatamente dopo camminano di fronte quattro o sei ragazze o donne[265], ciascuna delle quali porta sopra la sua testa parecchi guanciali tutti più o manco ornati di nastri color rosa e di fiori e di foglie di mirto. La mezzina di rame o di terra, di cui la moglie deve servirsi per attingere acqua alla fonte, posa, in tal giorno, sopra un guancialetto scarlatto collocato sulla testa della più bella fra le fanciulle del luogo; questo vaso ha quasi sempre una forma antica elegantissima; esso è decorato di nastri e ripieno di fiori naturali. Parecchi fanciulli portano quindi varii piccoli utensili di casa; e, in somma, si mette in mostra tutto ciò che dovrà arredare la casa. A questa avanguardia che, naturalmente, leva non poco strepito, succede, in silenzio, una numerosa cavalcata, in mezzo alla quale lo sposo si fa distinguere per lo splendore degli abiti nuovissimi, e per la ricca bardatura del cavallo (imprestata, per lo più, in tali occasioni, dai signori del luogo).
I carri sono tirati da bovi, i quali su la punta delle loro corna fasciate, portano un arancio[266]. Tutti questi carri procedono in fila; i due primi portano parecchi materassi affatto nuovi, messi diligentemente gli uni sovra gli altri, e formanti sovra ogni carro una pila quadrata; i due carri seguenti sono caricati dei legni da letto e di tutti i loro accessorii; in una mezza dozzina d'altri si veggono le sedie disposte a piramide e ornate di lauro e di mirto; quindi le tavole e le panche, e poi due immensi cassoni, l'uno de' quali contiene la biancheria di casa, l'altro gli abiti della sposa; due carri sono occupati dagli arnesi di cucina[267] e parecchi utensili, fra i quali si nota un'ampia provvisione di fusi e di conocchie, e fra queste una apparecchiata e fornita per la filatura[268].
Tre o quattro carri pieni di grano compongono la prima provvigione della nuova famiglia; dopo il grano, segue naturalmente la macina e quanto occorre in Sardegna per fabbricare il pane. Finalmente il paziente molentu[269] attaccato con una lunga fune alla macina che lo precede e ch'egli deve far muovere la prima volta, chiude piacevolmente il corteggio. Con la coda o le orecchie ornate di mirto e di nastri, questo pacifico animale attrae sopra di sè gli ultimi sguardi della moltitudine già stanca dello spettacolo che ha contemplato; l'ilarità che esso eccita forma allora un piacevole diversivo alla serietà della pompa precedente. Il corteggio è, per lo più, seguito da tre o quattro tracche (specie di carri), che trasportano parecchie ragazze, amiche o parenti della sposa, incaricate di ammobigliarne la casa e metterne in ordine il corredo; il loro costume, in tale solennità, è sommamente splendido. Tutta la comitiva essendo giunta in casa dello sposo, si procede allo scaricamento de' carri, che s'opera con lo stesso ordine seguitosi nella marcia. Lo sposo dà l'esempio caricandosi primo, sopra le spalle, uno de' materassi del letto nuziale; allora gli altri giovani gli sbarrano la via alla camera e succede fra loro una lotta. Bene spesso questi ultimi, avendo ciascuno un materasso, lo gettano sopra lo sposo e ne lo opprimono, per far allusione senza dubbio al fardello ch'egli sta per imporsi.»
Un simigliante impedimento allo sposo si osserva nell'uso del contado Teramano. Anzi, tutti i parenti della sposa si siedono sopra i bauli, facendo sacramento che non lasceranno portar via la roba; ricevuti alcuni regali dallo sposo, accondiscendono. Si caricano parecchi giumenti ornati, e la comitiva si mette in via; ma giunti alla dimora della sposa, ricominciano i contrasti; e conviene allo sposo dar prima da bere e da mangiare, s'egli vuol mettere in casa il così detto addobbo.
Del resto, il corredo della sposa è più o meno ricco, secondo l'amor proprio ed i mezzi di lei, dello sposo e dei parenti. Vi fu tempo e vi sono ancora luoghi in Italia ove la vanità del corredo e la paura che i mariti si facciano usurpatori vanno così lontano che la dote si dimezza nelle vesti e nelle gioie; il quale eccesso si studiarono di correggere i nostri Statuti, ma, come ordinariamente avviene, in modo eccessivo, e stranamente inquisitorio, di maniera che anche il modesto corredo della povera Tancia poteva correre il rischio di riuscire contra legem[270].
Ella ce lo descrive ne' versi che seguono[271]: