XI.
Ove le nozze si celebrano.

Nel recinto domestico si celebravano le nozze indiane, slave, germaniche, greche e latine, sia che il solo padre della sposa sacrificasse, sia ch'egli chiamasse ancora, per la cerimonia, un sacerdote sacrificatore.

Nell'India meridionale, le nozze si fanno ancora sotto padiglioni sostenuti da colonne in legno molto elevate[333]. Nel medio evo, in Francia, si celebravano le nozze sulla soglia della chiesa. E che in Toscana, fino al secolo decimoquinto si consacrassero pure nozze fuori di chiesa lo argomentiamo da un divieto degli Statuti Fiorentini del 1415[334] perchè un tale scandalo non si rinnovi. Nell'introduzione del marchese Campori agli Statuti di Modena[335], a proposito d'un matrimonio civile celebrato nel 1289, trovo poi queste parole: «Ritornando in sul dire della celebrazione di quel matrimonio, troviamo avesse luogo non in una chiesa, ma bensì nel cortile della casa di Lanfranco Rangoni, dove, benchè fosse il verno, oltre a duecento persone, tra nobili e popolani, erano convenute. Un Caretti, senza più uom laico e che vent'anni più tardi apparisce notato nella matricola de' giudici, richiese entrambi i giovani se ad unirsi in matrimonio acconsentissero; alla qual dimanda affermativamente risposero; dopo di che, i padri degli sposi innanzi a lui il consenso loro prestarono. «Allora, dice il documento nostro, Tobia Rangoni sposò coll'anello la figlia sua ad Aldrobandino, e poscia nella camera stessa di lui fu ad essi apprestato il letto nuziale. Nè allora, nè in altra circostanza, che ci sia nota, questa forma di matrimonio civile che era, al dire del Caretti medesimo, secondo le consuetudini della città, porse luogo a protestazione del clero, che pure in tante altre circostanze ciò che stimava di pertinenza sua alacremente contro l'autorità laicale soleva propugnare.»


XII.
La parte del prete.

Il concilio di Trento[336] stabilisce la nullità del matrimonio se non sia contratto in presenza del parroco e di testimonii; il qual decreto della Chiesa, preso alla lettera, dovea poi, nell'opinione del secolo decimosettimo, far parere legittime le nozze, come quelle di Lucia Mondella con Lorenzo Tramaglino[337].

Il prete supplì il padre, nelle funzioni di combinatore e consecratore di nozze; e in qualche caso supplì la pronuba, o, come il feudatario medievale, anche lo stesso marito.