Nel compiere tali ufficii e ancora nel rinunciare ai medesimi, il prete si fa pagare; raro è che il parroco si contenti, come nell'Abruzzo Teramano, che gli sposi gli bacino le mani. Egli vuol doni, e la gallina che si dà nell'Arpinate al parroco e il bicchier di birra, la candela e il ramo di rosmarino involto in un filo sfilacciato di seta rossa che ricevono il pastore ed il sagrestano, nell'Havelland[338], sono gli infimi doni che gli sposi possano rilasciare alla chiesa. Il prete indiano richiedeva, senz'altro, una vacca, e, per di più, riceveva in dono i panni sudici della sposa ch'ei solo avrebbe, secondo la credenza inspirata al volgo, potuto purificare.

In Francia, nel medio evo, il prete soleva pure intervenire al banchetto nuziale; ma fosse pudore, fosse malizia, esso preferì, in seguito, convertire il suo diritto in denaro.

Io inclino tuttavia a credere che il pudore trattenesse assai pochi dal partecipare al banchetto nuziale, per lo più indecentissimo, riflettendo come le frequenti lagnanze de' primi scrittori della Chiesa contro i preti, diaconi e sottodiaconi che assistevano ai banchetti nuziali, provino soltanto il piacere della recidiva. La speculazione potè invece più presto decidere il prete a privarsi di doni e vantaggi incerti, per assecurare ai suoi ozii una rendita fissa. Così troviamo ora che il prete per lo più, nelle cerimonie nuziali, riceve solamente danaro. Nel Pesarese, lo sposo dava al prete un papetto o un testone, o un mezzo scudo[339] ed al sagrestano uno zapparin[340]. La qual conversione del dono in danaro, premeva tanto al nostro prete ch'ei la volle pur consegnata, come legge, negli Statuti municipali[341].

Gioverà ora vedere, per merito di quali ufficii, il prete riceve la sua mercede nella cerimonia nuziale. Ai sacrificii antichi, ne' quali si sacrificavano o si fingevano di sacrificare il simbolico toro ed altri animali fecondatori, come la porca romana, con grande spargimento di grano, riso, farro, simboli di fecondità, e di acqua purificatrice, sottentrò presso i cristiani la così detta Messa degli sposi, nella quale si finge di sacrificare in corpo e sangue ed anima il fecondatore per eccellenza, la bellissima tra le figure del sole, il Cristo. Poco su poco giù, sono gli stessi inchini, le stesse benedizioni, le stesse preghiere, lo stesso spettacolo. Se non che, il prete indiano accompagnava gli sposi nella camera nuziale, e continuava a dirigerne e benedirne ogni movimento e recitar formole molto espressive, finchè non vedesse il matrimonio intieramente consumato[342]; il prete cristiano si fermò sulla soglia della chiesa. Tuttavia è notevole come anche in Francia, e particolarmente in Brettagna, il prete cristiano abbia cercato di protrarre l'uso antico, recandosi nel medio evo a benedire il letto nuziale, sopra il quale stavano gli sposi (sedentes vel jacentes, come dice il cerimoniale)[343], con le seguenti parole: «benedite questi cari giovani come voi avete benedetto Tobia e Sara; degnatevi benedirli così, o Signore, affinchè nel nome vostro essi vivano e invecchino e si moltiplichino lungamente, pel Cristo Signor Nostro. Così sia.» Altre formole di benedizione del letto nuziale si trovano ne' rituali della Francia medievale.


XIII.
Augurii di fecondità alla sposa.

Quasi tutta la cerimonia nuziale è simbolica del congiungimento degli sposi e della fecondità loro augurata. Ma vi sono, fra l'altre, alcune cerimonie più significative, che meritano di fermare la nostra attenzione. Il grano, che la folla getta ancora sopra gli sposi che passano in Sardegna[344], in Sicilia e ad Ortonuovo in Lunigiana, ricorda il grano sparso a piene mani nelle cerimonie nuziali indiane e latine, il grano che soleva portarsi innanzi alla sposa latina, affinch'ella diventasse feconda, il grano che l'odierna suocera indiana versa sul capo della nuora. Il cestino di pulcini che, nella campagna di Bra, si fa abbracciare alla sposa ed i bambini che presso i Brettoni si mettevano nel letto nuziale degli sposi, ricordano l'uso vedico di mettere un bel bambino sopra il seno della sposa, per lo stesso augurio di fecondità.

I Romani facevano sedere la sposa sopra una pietra Priapea; ed un senso fallico aveva pure la pietra sopra il letame, ed altre pietre alle quali lo sposo indiano, a più riprese, faceva accostare la sposa, dalla quale scongiuravasi pertanto Viçvàvasu il genio della verginità. Le zuppe di tutta carne che si mangiano nell'Altmark, in Germania[345], dagli sposi, affinchè il loro bestiame s'accresca, ricordano i numerosi inni e riti vedici, i quali, con la fecondità degli sposi, auguravano la prosperità alla casa. A tutti questi atti augurali, aggiungansi i frequenti augurii di numerosa figliuolanza fatti, per ogni verso, con smorfie e parole agli sposi; e, dopo avere tutto notato ed esserci persuasi che le credenze più antiche sono le più tenaci, e che il mondo non minaccia spopolarsi, per difetto d'augurii alle spose affinchè si fecondino, diamoci pure un po' di spasso e permettiamoci pure di ridere, alla volta nostra, coi versi inesorabili di Tito Lucrezio, ripetendo al credulo volgo il suo eloquente nequidquam[346].