In generale, stimasi poco onorata la sposa di quei nostri contadi ove l'uso vige, se gli amici non arrestano gli sposi, mentre partono; arrestando lo sposo, si prova di stimare la sposa; perciò le spose si mostrano sempre liete di un tale contrasto, il quale consiste, per lo più, in un semplice nastro che la sposa stessa deve tagliare, e talora pure in una vera barricata (il serraglio qui appare simbolico della verginità della sposa).

Del serraglio nuziale trovo già ricordo per la Toscana, presso il Sacchetti e poi nella decima novella di Agnolo Firenzuola[364] e in uno scritto, forse inedito, del Rinuccini, che, per quanto spetta le nozze, io riferisco per intiero, in nota, da un manoscritto della Magliabecchiana[365].

Quando la sposa va fuor di paese, il serraglio si fa agli sposi sulla porta del paese; ed ordinariamente è la sposa quella che con le forbici taglia il serraglio, se pur questo serraglio è solamente un nastro o cordoncino da potersi tagliare con le forbici, quasi voglia la sposa mostrare con tale atto ch'essa va via volentieri e che non le importa di perdere quello che perderà. Se invece si tratti di un serraglio impossibile a tagliarsi con forbici, provvedono la ronchetta del marito e le braccia di lui e della brigata soddisfatta ne' doni, occorrendo talora di rovesciare una vera barricata composta di parecchi attrezzi da campagna.

Pure alcuna volta accade che la brigata de' giovani, ricevuta, per rispetto alla consuetudine, una piccola moneta, regali invece essa stessa con lauti cibi e bevande gli sposi.

L'uso del serraglio dura, per quanto è pervenuto a mia notizia, quantunque si vada ora sensibilmente perdendo, nel Monferrato, nell'alto Canavese, nell'Ossola, presso il Lago Maggiore, nella Valtellina, nel Trentino (Valle di Non), nel Fanese, nel Pesarese, in alcuni contadi della Toscana, in Corsica, nell'Abruzzo Teramano e nel Tarentino.

L'uso è de' più caratteristici nelle nostre cerimonie nuziali, e può servire di lucido commento alla più bella pagina dell'epopea. Lo sposo, sia che tolga la sposa stessa, sia che tolga alla sposa quello ch'essa custodisce più gelosamente, è sempre un rapitore; ora le cose vietate non ottenendosi senza difficoltà, allo sposo rapitore, che pur finisce col trionfare, si oppone, per via, qualche ostacolo; il serraglio è figura evidente di ostacoli siffatti che lo sposo rapitore incontra. Adamo Oleario, che viaggiava nell'anno 1637 in Persia, vi aveva notato quest'uso. Quando si faceva il contratto nuziale, tutti gli astanti dovevano tenere le mani distese, poichè in tal modo s'impedivano loro atti di spregio allo sposo, come per esempio, il taglio di un lembo della vesta, con imprecazione affinchè lo sposo riesca impotente; ma di ciò si vedrà meglio nel nostro libretto sopra gli usi natalizii.


XVII.
Per istrada.

La maggior solennità delle antiche nozze romane era la così detta deductio; il popolo affollavasi alla porta, onde la sposa doveva essere condotta alla casa maritale tra le fiaccole, i suoni[366], gli osceni motti Fescennini, gli augurii e gli evviva al Dio Talassio, una specie di Fallo latino. I parenti, gli amici intimi, la pronuba erano della comitiva; così pure un puer camillus col vaso cumerum, e tre patrimi et madrimi pueri praetextati, l'uno de' quali precedeva con una fiaccola di spina bianca, di ottimo augurio nelle nozze, gli altri due guidavano la sposa. In Grecia usano ancora nel corteo nuziale esser presenti i saltatori, i suonatori ed i cantori d'inni epitalamici; la sposa carica di ornamenti procede in mezzo a due donne che la sostengono.