Il marchese Orazio Antinori mi assicura d'aver visto l'indomani della consumazione d'un matrimonio, a Maratona, in Grecia, spiegati sulla finestra della camera nuziale i panni insanguinati. Nella Piccola Russia questi venivano portati processionalmente pel villaggio; e da pochi anni soltanto vennero sostituiti da una simbolica bandiera rossa, come può rilevarsi da un quadro di Sukoloff, che rappresenta una festa nuziale. Se la pubblica allegrezza per la sposa deflorata è tanta, non può recar meraviglia che lo sposo abbia potuto per la contentezza della trovata e tolta verginità, dare talora in premio alla sposa tutta o quasi la sua fortuna. Questa liberalità dello sposo chiamavasi col nome di morgincap o morgengabe o dono del mattino, poichè nel mattino che succedeva alla notte del consumato matrimonio soleva, nel medio evo, lo sposo germanico spogliarsi di una parte delle sue sostanze, in favore della fanciulla ch'egli avea fatto diventar donna. Nel codice dell'imperator Lodovico (XII, 134) il morgengabe è definito «un regalo fatto alla donna pel massimo de' pregi ch'ella abbia ricevuto da Dio[447]» e di cui ella fa sacrificio al marito. Il diritto Longobardico[448] stabilisce già tuttavia che il regalo dello sposo non possa eccedere la quarta parte del suo avere; ma che l'ordine fosse male osservato si può rilevare dalla ventesima dissertazione del Muratori[449] e dalla preoccupazione di quasi tutti i nostri Statuti comunali per impedire le eccessive donazioni per parte de' mariti. Che l'uso poi non fosse esclusivamente germanico, ci consta dal sapere come la sposa greca, dopo la prima notte nuziale (νὺξ μυστική) fosse pure, oltre che dai parenti, come negli usi nostri, generosamente regalata dal marito.

La sposa indiana, dopo la prima notte, per dieci giorni non usciva dalla casa maritale; la sposa nostra, generalmente, vi si trattiene per otto; il pudore la nasconde alle ciarle indiscrete del mondo, il pudore, per rispetto al quale lo sposo del Lago Maggiore è sollecito ad alzarsi il mattino per levare i puntelli che la brigata, volendo far vergogna alla sposa, pose nella notte alla casa, come se il ludus Veneris, per troppa energia, avesse potuto farla crollare. L'antica formola indiana invita la sposa a salire lieta sul talamo, ma a destarsi col primo raggio del mattino; e questa è pure la sollecitudine continua delle spose pudiche e prudenti; ma la brigata maligna non lo permette sempre. Nel Trentino essa ha cura di mettere assi alle finestre o di chiuderne le esterne imposte, affinchè il primo raggio del mattino indicato dal poeta indiano non risvegli gli sposi, e la vergogna li sorprenda quando accade che fra le risate del volgo si levino a giorno avanzato. Così nemmeno la luna di miele, che è pur tanto invidiata e tanto fuggitiva, può dirsi priva delle sue amarezze; le cure della fanciulla non son finite; quelle della donna hanno già principiato; e, fra le une e le altre, si agitano speranze miste di timori, ed illusioni piene di disinganni. La giovine sposa ha sempre fretta di divenir madre per togliersi a tanta smaniosa incertezza; così all'uccello non sembra mai suo il nido, finch'esso non vi abbia covata, nudrita e addestrata al volo una novella prole.


LIBRO QUARTO


LE NUOVE NOZZE


I.
Quando le nozze vanno a monte.

Vi sono tre casi di nuove nozze: il primo, per causa di rifiuto e divorzio; il secondo, per causa di morte; il terzo, per causa di vecchiaia. Ne' due primi casi vi è separazione; nel terzo, confermazione degli sposi.

Il rifiuto suppone la suprema autorità del marito che rinvia la moglie, il divorzio suppone una separazione consentita tra le due parti, che non si accordano. Ma diverse le cerimonie, se le nozze vanno a monte innanzi di essere consacrate o dopo la loro consecrazione. In Germania allo sposo o alla sposa in fallimento si dava un corbello vuoto; nella Piccola Russia, una zucca, equivalente a cosa vuota; e in Francia nocciuole, per indicar forse al pretendente o alla fanciulla respinta che per loro è ancora tempo da inezie infantili, come il marito romano spargeva ai fanciulli le noci, per significare ch'egli rinunciava ai loro giochi[450]. In Toscana, d'uno sposo fallito si dice ch'egli ebbe la stincata o gambata; presso il Lago Maggiore, ch'egli ha preso la tela del sacco[451]; nel Canavese, ch'egli ha cavato un ceppo[452] o che venne buttato giù. Essendosi poi anticipato dallo sposo qualche pegno od arra, si restituisce o si ritiene secondo l'uso romano[453] e statutario[454], per rispetto alla colpabilità del disertore.