Per quasi tutta l'Italia, poi, corre l'uso di spargere crusca o segatura o cenere fra la casa della chiesta fanciulla e quella dello sposo fallito, come a dimostrare ch'egli fece una cosa inutile, ossia, come si dice, un buco nell'acqua. Per ragione analoga, in Germania, si sparge la via di paglia trita alla fanciulla che, recandosi a marito, non si trova più vergine[455].
II.
Nozze di vedove.
La moglie ripudiata o che separavasi dal marito soleva restituirgli le chiavi dal marito confidatele, simbolo di domestico dominio[456]. Il marito nella casa è sovrano, e a lui spetta il diritto di perdonare e di punire; quindi allora che, per caso, la moglie battesse lui, o lo picchiasse, egli viene sottoposto alla pena dell'asino, o sia a cavalcare un asino con la faccia rivolta verso la coda di esso, la quale, svergognato, egli deve pure tenere in mano[457]. Una pena simile fu, non ha molto ancora, inflitta nella valle di Stura ad un marito che si lasciava picchiare dalla propria moglie[458].
Ma non basta: muore il marito: e la casa deve farsi deserta; e la moglie ha da seguirlo nella tomba: la moglie che sopravvive, sopravvive soltanto per la sua infamia, e la vedova che si rimarita viene dai testimonii dello scandalo perseguitata. Questo è, pur troppo, l'uso indo-europeo diventato barbaro. Ora con tale uso, se ne combina un altro che trasse le prime origini da un sentimento di paura, poichè appare dagli stessi inni vedici che i mariti temevano essere fatti morire dalle loro mogli; l'uso vo' dire che trasse migliaia e milioni forse di vedove indiane a perire miseramente sul rogo, per scellerato impulso de' brâhmani, i quali convertirono l'uso in un vero comandamento religioso, affidati a certe mostruose apparenze del mito che sembravano legittimarlo. In Grecia, lo sposo non si degnava di menare esso stesso la vedova; se la faceva, in vece, condurre da un amico, o parente, il νυμφαγωγός. A Roma, nessuna cerimonia si compieva pel matrimonio delle vedove. In Germania, oltre alla paglia trita che si spargeva e si sparge per la via percorsa dalla vedova sposa, pretendevasi pure in qualche luogo dai parenti del primo sposo un'ammenda in danaro[459]; in Francia usava il barbaro charivari[460], di cui il solo nome vi si conservò: in Italia, sotto il nome di scampanata (Toscana) o tucca (Pesaro) o facioreso (Novi), vive ancora la cosa, per rimediare forse alla quale, od allo scandalo supposto nel matrimonio delle vedove, a Perugia, secondo Angelo Degli Ubaldi, giureconsulto del secolo decimoquinto, le vedove si sposavano solamente di notte. Era antichissima opinione in Italia che l'anima dell'estinto marito dovesse rattristarsi per le nuove nozze della vedova già sua sposa[461]; il titolo di univira, che troviamo dato nelle antiche iscrizioni alle mogli d'un solo marito, era, di certo, per ragione di encomio[462]; e le penitenze che i sacerdoti de' primi secoli cristiani imponevano alle vedove che si rimaritavano mostrano che la chiesa stessa cristiana le disapprovava[463]. Nel Napoletano la vedova dovea tagliarsi i capelli e farne sacrificio al marito estinto; ed oggi ancora, a Mineo, in Sicilia, essa deve andare alla chiesa coi capelli arruffati[464]. Così la chiesa segue le superstizioni e le feconda con novello apparato; le superstizioni secondate menano quindi allo scandalo; la chiesa allora interviene per farlo cessare; ma nè il suo veto, nè quello di alcuni Statuti comunali[465] valsero a far cessare l'indecente abuso che la inerte indifferenza de' governi italiani ha fino a' dì nostri tollerato. Esso disturba tuttora molte nozze di vedove nelle campagne del Vercellese, di Cuneo e di Pinerolo in Piemonte, di Novi Ligure, della Valtellina, del Comasco, del Trentino, del Pistoiese, del Pesarese, dell'Umbria e dell'Abruzzese teramano; dura spesso tre sere, e non ha limite, e cagiona talora avvenimenti assai luttuosi, se gli sposi non si affrettano a placare l'insolente brigata, invitandola a copiose ed elette libazioni, licenziandola quindi con volto festivo e quasi riconoscente. Il volgo è una bestia selvaggia che non rinuncia agevolmente alle sue vecchie abitudini; e quella delle scampanate per le vedove è una tra le più bestiali.
III.
Nozze d'argento e nozze d'oro.
Di argento si chiamano le nozze che si rinnovano da sposi vissuti insieme d'accordo per venticinque anni, d'oro le seconde nozze degli sposi, dopo cinquant'anni di felice unione.