—Andiamo a casa tua!—gridai.—Non reggo più!
—Se mia madre si sveglia, mi ammazza!—tentò di opporre ella, debolmente.
—Non si sveglierà!—incalzai io, diventato rabbioso nella insofferenza dell'indugio.
Ed ella si lasciò smuovere, si lasciò condurre…
III.
… Le pareti bianche della stanzetta ov'ella m'aveva silenziosamente introdotto; le due immagini sacre appese in capo al letto e racchiuse entro una cornice dorata, il cassettone sormontato da uno specchio ne' cui angoli stavano infisse alcune fotografie; le due poltroncine di seta gialla, e il letto alto ed ampio, con lo zanzariere candido alzato come a una offerta!…
Ella era corsa, muta, ad accostar gli scuretti; curva sull'uscio aveva un istante origliato; aveva, con infinita cautela, dato due mandate alla chiave (che rimbombo dentro il mio petto!), poi era venuta verso di me con le braccia tese, me le aveva cacciate al collo, e m'aveva susurrato, con la voce spenta:
—Sono tutta tua!
Ma io m'era subito svincolato da quella stretta.
Ed ella, fissandomi con le pupille fosforescenti che indovinavano il mio segreto pensiero, s'era incominciata a spogliare.