E le prime indimenticabili dolcezze del nuovo stato. A diciassette anni senza un timore, una cura, un pensiero: affrontando l'avvenire con la baldanzosa e spavalda sicurezza della giovinezza che ignora.—Allora ella s'era immaginata che tutto ciò dovesse durar tutta la vita. E invece era durato appena tanto che il ricordo potesse restare e trasmutarsi nel più doloroso tormento. Poichè era un tormento di morte pensare a che ella s'era ridotta, e cosa le rimaneva della festa di tutto quel riso folle e giocondo.

A misura che la malattia di ventricolo a cui egli era soggetto s'andava esacerbando, si esacerbava il suo temperamento. Dappertutto spigoli, dappertutto urti. E nulla che valesse a rasserenarlo più: nemmeno i vezzi d'Irma, la più piccola e più graziosa delle due bambine, la sua prediletta. Com'egli rientrava di ritorno dall'ufficio, una cappa di piombo copriva la casa. I trilli delle bambine, il ritardo di un minuto nell'apparecchiar tavola, una pietanza mal riescita, una risposta un po' secca: il fatto più insignificante bastava a metterlo sulle furie. Fracassava tutto quello che gli capitava alle mani; poi pigliava il cappello, e se ne andava. Lei dietro a scongiurarlo, a mani giunte, piangendo. E lui, niente. Ella gli diceva:—Non vedi come ti riduci? E queste due povere anime innocenti?—E lui a vomitare ignominie; e a picchiarla, persino. La gente per la scala e giù per la strada risapeva ogni cosa e si scandolezzava.—Dovreste provare a piantarlo—le suggerivano in coro.—Vedreste. Dopo due giorni verrebbe a strisciarvisi a' piedi.

Ma ella no, ella no.

Quando l'itterizia lo aveva còlto e inchiodato in quel letto, ella non se n'era staccata un momento. Il poveretto era diventato giallo come lo zafferano, fino alle unghie delle dita; e non aveva più che pelle e ossa.—Non garantisco nulla!—aveva avvertito il dottore. E per quaranta giorni s'era dovuto nutrire a solo latte.

Alfine il pericolo era cessato, e la speranza era riapparsa, fra le pareti della casa.—La prima volta ch'egli s'era alzato e avea tentato i primi passi appoggiato al braccio di lei, che scoppio di contentezza! Era una dolce estate di San Martino, sul principio di novembre. Il cielo senza una nuvola, il mare senza una crespa: un sole così tiepido, così benefico!

Delle ore intere egli se ne stava a sedere davanti a quella finestretta, divertendosi come un bambino a osservar col binocolo il traffico del porto, gli arrivi e le partenze de' velieri, od i vapori che passavan lontani impennacchiati di fumo: una cosa che inteneriva!

Una sera persino egli le avea presa improvvisamente la testa fra le mani, e l'aveva baciata, confessando con le lagrime agli occhi che sapeva di doverle la vita, e chiedendo perdono di tutto il male che le aveva fatto.

Ma appena ricuperate le forze—ancora da capo. Lo stesso umor nero, le stesse procellose collere, gli stessi forsennati furori.

Finchè un bel mattino s'era dileguato lasciando sul tavolino una lettera dove diceva che non gli bastava l'animo di seguitare così, che l'unica soluzione era separarsi per sempre: ch'egli s'era fatto trasferire lontano, in Sardegna: non lo cercasse più: desse un bacio per lui alle bambine, e addio.

S'era portati con sè i risparmi di cinque anni: ed ella era rimasta con le due bambine e la vecchia madre sulle braccia, e lo spettro della miseria sulla porta.