Che fare?

Le sere che usciva sola a prendere una boccata d'aria per quella strada lungo il mare, non poteva mai affacciarsi dall'alto del parapetto a guardar gli scogli irti della riva senza sentirsi gelare il sangue nelle vene, a un pensiero che la percoteva immancabilmente.

Ma sempre il ricordo di quelle due povere anime innocenti l'aveva trattenuta, che dimandavan pietà co' grandi occhi smarriti, e che un giorno l'avrebbero maledetta.

Ahimè! E non l'avrebbero maledetta a ogni modo?

Tanto è vero che quando il destino piglia a perseguitare invano si tenta di sfuggire a' suoi colpi.

Per vivere ella s'era messa a cucire e a ricamare di commissione. A Porto Maurizio, presso un banchiere, avea trovato lavoro per tre mesi: aveva allestito lei quasi tutto il corredo per la figlia maggiore fidanzata allora. S'era affaticata come una schiava, per riescir a mettere in là un po' di quattrini, andando la mattina e tornando la sera, sempre a piedi, per lo stradone polveroso che non finiva mai. Pure a che cosa era giovato?

Una di quelle sere il primogenito del banchiere le si era avvicinato con un pretesto, e l'aveva accompagnata un pezzo. E quando il sole era scomparso e la strada s'era fatta deserta, le avea soffiato sul viso certe parole infocate. Ella no! Ella no! Aveva altro pel capo! Non voleva disonorar sè e quelle due tenere creature innocenti! E lui a battere, a insistere, a giurare e spergiurare delle pazzie. Aveva persino osato mostrarle una rivoltella piccola come una mano, che teneva nascosta nella tasca interna della giacchetta, sospirando con gli occhi stravolti:—Vedete, se mi lasciate senza speranza?—E l'indomani di nuovo, a quello stesso punto, a quella stessa ora, con quello stesso viso languido che la turbava, con quelle stesse parole che le inondavano la faccia di rossore e le gettavano in seno un improvviso scompiglio.

Così egli avea potuto, una volta, coglierla a tradimento. Aveva fatto postar la vettura a quel recondito gomito della strada ov'ella non passava mai senza un leggero tremito alle ginocchia. Le era venuto incontro con gli occhi luccicanti e con una diabolica espressione di trionfo. «Siete nelle mie mani!» le aveva detto. E l'aveva afferrata e sollevata di peso, mentr'ella si sentiva mancare.

Dopo quella notte fatale, che vita!

Egli aveva affittata una villetta a mezzo cammino tra Oneglia e Porto Maurizio, tutta velata di olivi. Era stato quello il nido del loro perduto amore, dove s'eran promessi di non lasciarsi mai più. Oh quante volte, rifacendo ella quel cammino, aveva veduto l'alba nascente spargere intorno alle vette de' monti a oriente un umido color di latte e di rose! Quante volte s'era soffermata a quella nota svolta con le membra affrante dal piacere! V'era un fossato, laggiù, in fondo a cui bisbigliava l'acqua, sommessa, scorrendo tra le pietre e tra i roveti; e qualche pettirosso sempre vi si calava a bere, poi risaliva ad appiattarsi nel roveto, a spittinare.