Ella allora per affogar quelle amarezze aveva affrontato delle amarezze maggiori. S'era data ad un altro che l'aveva anch'esso attirata ed avvolta con le sue bugiarde promesse…
Così il supplizio era stato completo.—Agli occhi del mondo era l'ultimo passo sulla via della colpa e della vergogna; e il mondo non perdona. Anche le poche amiche che le eran rimaste le avevan tolto il saluto, e le si eran voltate contro. La zia aveva proibito alle ragazze di visitar la madre, anche furtivamente, una volta la settimana, come solevan prima. Le donne al suo passaggio si tiravano in là, per non lordarsi. Gli uomini rasentandola le scagliavano occhiate e parole cocenti come staffilate.
IV.
—Ieri sera verso le otto sono passata. La finestra era aperta, ma tu non c'eri. Nel ritorno mi son messa a sedere sul sedile di pietra, davanti al tuo cancello, pensando: «Forse di lì a un po' si affaccerà.» Non era quella, l'ora? Ho visto tuo fratello che passeggiava sul terrazzo fumando.
Io risposi, improvvisando una bugia:
—Mi sono affacciato tre volte, e non ho visto un'ombra. Forse che questo accadeva un minuto dopo che tu eri passata.
Ella soggiunse, insoddisfatta:
—Dove ti cacci, tu? Vivi tutta la giornata sepolto in casa tua tra que' tuoi maledetti libri? Io verrò cinquanta volte in paese per incontrarti, e non t'incontro quasi mai. Se sapessi le poche volte che commozione! Appena ti riconosco di lontano, il sangue mi dà un tuffo. Tu mi guardi alla sfuggita, come se passasse un'estranea. Io non posso più staccarti gli occhi di dosso!
Poi che tacque, le posai una mano a sommo della fronte, e lentamente insinuai le dita nella folta selva de' suoi capelli. Ella mi lasciò fare, parecchie volte, reclinando un po' la faccia, sotto la dolce pressione: come assorta, scoprendo la bocca e la gola alla luna.
D'un tratto riprese: