—Con quell'altro è durato quasi due anni, e poteva forse durare ancora assai, se non capitava la disgrazia. Con te quanto durerà?

—Che pazza!—-ghignai con una voce che non riconobbi per mia, mentre la mia mano tremante tentava accarezzarle una guancia.

Ma ella si ostinava:

—Era un giorno di giugno, il giorno sette. Ho fatto il conto oggi che sono ottantacinque in tutto. Mi giureresti che durerà ancora altrettanto?

Nella ingrata necessità di sostenere una situazione falsa il mio animo si inacerbiva.

—Smetti di torturarmi e di bestemmiare!—stridetti. E suggellai le parole con un bacio, pur sapendo ch'eran esse le sole bestemmie, e che il bacio era una perfidia.

La sconsolata tentennò il capo, incredula.

—L'altro mi dette una gran prova d'amore. Che prova mi daresti, tu?
Cosa sacrificheresti, tu?

E i suoi occhi fissi acutamente ne' miei tentavan scandagliarmi.

Allora le confessai ch'ero io pure uno spostato, un vinto della vita, giacchè nella lunga accanita corsa verso que' miei folli sogni d'arte e di gloria io aveva lasciato sul terreno a brandelli la miglior parte di me, ed avevo perduto il sommo bene ed il sommo conforto, cioè la capacità d'amare col completo abbandono dell'essere. Nessuno avevo io mai saputo amare a quel modo: nemmeno mio fratello, nemmeno mia madre!