Mirando ad ottenere il doppio scopo di eccitare la sua compassione e di appagare insieme un molesto bisogno di purificazione che serpeggiava in fondo a me, mi spinsi fino a dirle che mi conoscevo colpevole, indegno, abietto, dinanzi a lei!
Ella aveva abbassata la faccia, ascoltandomi. Quando l'alzò, due grosse lagrime le scivolaron giù per le gote brillando. Non parlò, non mi guardò, nemmeno. Asciugò col dorso della mano le lagrime, e ricacciò indietro i ciuffi che le ricadevan sulla fronte, come per liberarsi da un pensiero che la volesse schiacciare.
Nel silenzio, attraverso la folla degli ulivi veglianti in attitudini desolate, saliva intanto la voce del mare che narrava il peso tragico della vita e l'insopportabile affanno.
—Ho io forse una speranza? Sono io forse necessaria a qualcuno? Se domani tu sentissi ch'io fossi morta, cosa proveresti tu?
A queste parole io mi rivoltava come a uno spettacolo di sangue. Era mera compassione, che mi pungeva: ed ella, l'illusa, nel suo intimo credeva forse ancora che potesse essere amore!—Io sapeva che s'ella avesse attuato il funesto disegno non avrei sparsa neppure una lagrima, che il giorno dopo l'avrei dimenticata, che avrei fors'anco provato un gran sollievo, che avrei riabbracciato la vita con un nuovo trasporto di gioia: e tuttavia gridai:
—Mi vuoi attossicare?
Ma quando ella si levò con un gesto costernato, e mi si avventò al collo singhiozzando: «Perdonami!» e mi tempestò di baci, que' baci nei quali si dibatteva la disperata ansia del naufrago che tenta aggrapparsi all'ultima tavola di salvezza,—da capo io vidi nella sua repugnante nudezza tutta l'oscenità della mia commedia.
Nauseato e avvilito, mi staccai dal fianco dell'inconsapevole, quella notte.
E l'indomani mi svegliai soffocato dallo sgomento di chi all'improvviso si vede prossimo ad affogare.—Ahimè che cosa ho io fatto!—mi domandavo con le mani nei capelli.—E pensavo: «Ella non è solo fango. Anche nel suo corpo vive e s'agita un'anima capace di godere e di soffrire. E tu non sospettasti neppur questo, accostandotele! Con un meschino inganno l'avvolgesti, e l'asservisti alle tue basse voglie. Come fosse fango ti avvoltolasti in lei! Ella ti porgeva una mano credendo alla tua parola che le prometteva di aiutarla a rialzarsi, e tu di nascosto sputavi su quella mano! Di nascosto la calpestavi! Chi ti dava dunque il diritto di far tutto ciò?»
A più riprese m'ero risposto che questo diritto mi derivava dal fatto stesso della irreparabile condizione in cui ella era precipitata, e da cui nessun umano sforzo di generose energie l'avrebbe più saputa ritrarre.