Ma le ombre si allungavano, rapide; la rosea luce moribonda tremava un'ultima volta nell'aria, sospesa come un desiderio fuggitivo; e il cielo si oscurava, i fumi salivano, torpidi; una campana, desolata, nel silenzio ricordava e piangeva, mesceva memorie e lacrime.
Così, pari ad una fontana inesauribile, la Natura versava nel cavo dell'anima mia sonora le divine armonie della sua misteriosa ed infinita bellezza.
E la mia anima le ripercoteva, estasiata.
V.
Pure una sera, mentre attendevo Giovanni, solo, nella dubia luce del crepuscolo, mi assalì il ricordo di lei: l'acre violento ricordo del suo profumo e delle sue carni.
Oh la mia povera anima! Sopra i carboni ardenti del desiderio come si contorceva, come gemeva, come ululava!
D'un tratto una scampanellata risonò nell'atrio; e di lì a un momento
Giuseppe entrò con un biglietto.
Io stesi la mano a ghermirlo, col cuore che mi batteva.
Mio fratello mi avvertiva che rimarrebbe ancora qualche giorno a Dolcedo, un borgo della valle di Porto Maurizio che gli aveva fornito il soggetto d'un quadro.
Io esultai: più che se fosse stato un biglietto di lei (come nel calore dell'immaginazione m'ero dato a credere), un biglietto che mi dicesse: «Vieni, non reggo più!»