—Susanna!
E stetti ad aspettare, col collo teso, la faccia supina, nel silenzio, in preda a un affanno mortale.
—Susanna!—replicai, spaventato dalla mia stessa voce che tremava forte.
Ed aspettai, senza respiro, senza un'oncia di sangue nelle vene.
Alfine qualche cosa si mosse, dietro la tendina che biancicava: un leggero romore s'intese, la finestra si aprì; una vita bruna si piegò verso me.
—Sei tu?
Un incredibile, inenarrabile sogno!
E pure era la sua piccola mano deliziosa che mi si tendeva nell'ombra, era la sua vita flessuosa ch'io stringeva, era l'alito della sua bocca ch'io beveva, eran le sue labbra rosse come il melograno ch'io suggeva!
—Come mai?—interrogò ella con una voce molto velata, quasi rauca,—che cosa è accaduto?
Io risposi: