—Non è qui,—sospirò ella.
—Tornerà presto?
—Non credo che tornerà più. Ci siamo bisticciate, oggi. Non senti che voce? Le dissi ch'ero incinta, e lei mi fece una scena. Pretendeva che ti scrivessi.—Pestatemi—le dissi:—non gli scriverò.—Ella mi venne co' pugni sul viso. Mi picchiò, mi afferrò pe' capelli, mi sbattè contro il muro come un cencio. Guarda qui la piccola ferita. E se n'andò minacciando di correre da te. Per carità: se mai venisse non darle ascolto. Cacciala via!
Io non pensavo che a quell'unica cosa incredibile, scoppiata sul mio capo col fragor della folgore.
—Incinta?—balbettai, pieno d'orrore, sentendo rizzarmisi i capelli.
Nell'ombra ella non potè certo scorgere l'espressione del mio volto, nè i goccioloni di sudore che m'irrigavan le tempie. Ma la mia voce mi tradì, alterata da quell'orrore.
—Lo sapevo,—soggiunse ella dopo una pausa che mi parve eterna,—lo sapevo che questa notizia t'avrebbe un po' sconcertato. Avevo pensato di non dirti nulla, perciò. Non volevo che avessi noie a cagione di me. Poveretto! La colpa è stata mia: lo so: sono io che la devo scontare! Di che ti vuoi dar pensiero, tu? Un giorno, questo m'avrebbe schiacciata, è ben vero. Mi ricordo quella volta: s'ei non m'avesse fatto un po' di coraggio, addio. Avevo già deciso, dentro di me, in un lampo. (Oh l'avessi fatto davvero!) Adesso, invece, mi adatto. M'hanno piantata lì come un cane. So che domani, appena sapranno, strilleranno più forte, e mi mostreranno tutti i loro artigli. Che importa! Finchè mi restano quelle due poveracce! Mia zia ha già insegnato alla prima che sua madre è una mala femmina appestata. «Guai a voi se vi lasciate baciare! Guai a voi se accettate una carezza!»—Ma quelle povere anime di nascosto vengono a trovarmi, e mi raccontano tutto, e mi vogliono bene.—È nostro padre, che ha trattato male—dice la Irene. E per questo l'altro giorno da sua zia s'è buscata un ceffone.»
Trangugiò in silenzio quel po' di fiele; poi, con un tono estremamente dolce, conchiuse:
—Ma tu non preoccuparti. Non vedi? Non ti chiedo nulla. Non cerco di aggrapparmiti. Ti rendo tutta la tua libertà.
Io avrei preferito ch'ella m'offrisse qualche pretesto di ribellione, per non trovarmi costretto a denudare la mia ributtante viltà. E fu nell'insano desiderio di ricoprirla, cotesta viltà, che osai affacciare—di mezzo a certi ipocriti avvolgimenti di frasi—un ingiurioso dubbio.