Allora vidi l'impronta di sofferenza ch'ei portava sul volto, acquistare—quasi alla luce d'un lampo—una evidenza lacerante.—Nel gran pallore egli proferì:
—La Rovina.
—Lo sapevo!—scattai, involontariamente, meravigliandomi tosto della mia esclamazione, poichè in verità io nulla sapevo.
Si udiva nel silenzio lo stridore delle ruote d'un carro per lo stradone, e lo schiocco d'una frusta, fastidioso e insopportabile anch'esso.
D'un tratto una raffica di vento irruppe, impetuosa. Le rame del mandorlo, che incorniciavan la finestra, sussultarono. Le tende si gonfiarono. L'uscio, dietro a noi, ch'era rimasto aperto, sbattè forte.
Subito io mi levai. Chiusi l'uscio, chiusi la finestra; e mi soffermai un istante presso i vetri a guardar gli olivi travagliati dal vento e ad ascoltar la voce collerosa del mare che s'era repentinamente destato nel buio laggiù.
Come mi voltai a riprendere il mio posto, rividi lui immobile, con gli occhi bassi e una mano distesa sulla mensa accanto a un mucchietto di briciole.
La fiamma del gas, improvvisamente scemata, rendeva una luce assai povera, sotto la quale il quadro diventava tetro.
Preso da una grande inquietudine, io ruppi:
—Si spegne il gas, non te ne accorgi?