I riflessi incerti dell'aurora, indorando le punte delle rupi, rivestironle successivamente di vivida luce, mentre la lor base ed il fondo della valle restavan coperti da negro vapore. Intanto, le tinte delle nubi d'oriente rischiararonsi, s'imporporarono, e rifulsero alfine di mille splendidi colori.
La trasparenza dell'atmosfera lasciò allo scoverto fiotti d'oro puro, i raggi brillanti fugarono le tenebre, e penetrarono nelle fondure della valle ripercotendosi negli argentei rivi: la natura destavasi da morte a vita. Sant'Aubert si sentì ravvivato; avea il cuore commosso; versò lagrime ed innalzò i pensieri al Creatore di tutte le cose.
Emilia volle scendere a calpestar quell'erba tutta rorida di fresca rugiada; essa voleva gustar quella libertà onde il camoscio parea fruire sulle brune vette de' monti. Valancourt sostava coi viaggiatori, mostrando loro con sentimento gli oggetti particolari della sua ammirazione. Sant'Aubert se gli affezionava. — Il giovine è focoso, ma buono; dicea fra sè; — ben si vede che non ha mai abitato Parigi. — Egli arrivò al punto dove si univano le due strade, con molto suo dispiacere; e si congedò con più cordialità che non lo permetta d'ordinario una nuova conoscenza. Valancourt continuò a discorrere buona pezza vicino alla carrozza; era il momento di separarsi, e non dimanco restava sempre mettendo in campo argomenti che lo scusassero di questo prolungamento. Alla perfine accommiatossi, e quando partì, Sant'Aubert osservò come contemplasse Emilia con isguardo attento ed espressivo; ella lo salutò con timida dolcezza; la carrozza partì, ma Sant'Aubert poco dopo, sporgendo la testa, osservò Valancourt immobile sulla strada, colle braccia incrociate sul bastone, e gli occhi fissi sulla carrozza; lo salutò colla mano, e Valancourt, scosso dalla sua estasi, gli fece il saluto e si allontanò.
L'aspetto del paese cambiò in breve: i viaggiatori, si trovavano allora in mezzo ad altissime montagne coperte fino alla sommità da negri boschi di abeti. Varie punte granitiche, sorgendo dalla valle stessa, andavan a celare in grembo alle nubi le nevose cime. Il ruscello, divenuto un fiume, scorreva in dolce silenzio, e quei cupi boschi riflettevano la loro ombra nelle sue limpide acque. Per intervalli uno scosceso dirupo inalzava l'ardita fronte al di sopra dei boschi e dei vapori che servivan di cintura ai monti; talvolta una marmorea aguglia sosteneasi perpendicolarmente al fiorito margine delle acque; un larice colossale la stringea colle robuste braccia, e la sua fronte, solcata dalla folgore, coronavasi ancora di verdi pampini.
Quando la carrozza camminava adagio, Sant'Aubert scendeva, e si compiaceva di andare in cerca di piante curiose, ond'erano sparsi quei luoghi; Emilia, nell'esaltazione dell'entusiasmo, s'internava nei folti boschi, tendendo l'orecchio in silenzio al loro imponente mormorio.
Per lo spazio di molte leghe non incontrarono nè villaggi, nè casali di sorte alcuna; qualche capanna di cacciatori qua e là era la sola traccia di abitazione umana. I viaggiatori pranzarono a ciel sereno, in un bel sito della valle, assisi all'ombra dei faggi; dopo di che partirono immediatamente per Beaujeu.
La strada saliva sensibilmente, e lasciando i pini disotto a loro, trovaronsi in mezzo a precipizi. Il crepuscolo della sera accrescea l'orrore de' luoghi, ed i viaggiatori ignoravano la distanza di Beaujeu. Sant'Aubert nonpertanto credea di non esserne molto lontano, e si rallegrava di non aver quindi più oltre quella città, a varcare simili deserti. Le selve, le rupi, i circostanti gioghi confondevansi a poco a poco nell'oscurità, ed in breve non fu più possibile discernere quelle indistinte immagini. Michele precedeva cauto, appena scorgendo la via ma le sue mule, più esperte, camminavano ancora con passo franco.
Alla svolta di un monte, videro un lume; i dirupi e l'orizzonte furono illuminati a gran distanza. Gli era certo un gran fuoco, ma nulla indicava se fosse accidentale o preparato. Sant'Aubert lo credette acceso da qualche masnada di quei banditi che infestavano i Pirenei; stava molto attento, e desiderava sapere se la strada passava vicino a quel fuoco. Aveva armi da potersi difendere in caso di bisogno; ma a che serviva una sì debole risorsa contro una banda di assassini determinati? Rifletteva a questa circostanza, quando udì una voce dietro di essi, che intimava al mulattiere di fermarsi. Sant'Aubert gli ordinò di camminar più presto, ma o fosse per testardaggine di Michele, o dei muli, questi non cambiarono il loro passo; s'intese il galoppo di un cavallo; un uomo raggiunse la carrozza, e ordinò nuovamente di fermarsi. Sant'Aubert, non dubitando più del costui disegno, scaricò una pistola dallo sportello; l'incognito vacillò sul cavallo, ed il romore del colpo fu seguito da un gemito di dolore. Sarà facile immaginarsi lo spavento di Sant'Aubert, il quale credè riconoscere allora la voce dolente di Valancourt. Fece arrestare egli stesso la carrozza, pronunziò il nome del giovane, e non potè averne più alcun dubbio. Scese tosto, e corse a soccorrerlo; il giovane era ancora a cavallo, il suo sangue scorreva in copia, e sembrava soffrir molto, sebbene cercasse di consolare Sant'Aubert, assicurandolo che non era nulla, e sentivasi ferito solo leggermente nel braccio. Sant'Aubert e il mulattiere lo aiutarono a smontare e l'adagiarono in terra; il primo voleva fasciargli la ferita, ma gli tremavano le mani talmente, che non potè riuscirvi. Michele intanto correa dietro al cavallo ch'era fuggito mentre ne scendea il padrone; chiamò Emilia, e non ricevendo risposta, corse alla carrozza, e la trovò svenuta. In questa terribile situazione, e spinto dal dolore di lasciare Valancourt perdere il sangue, si sforzò di sollevarla, e chiamò Michele per chieder acqua dal ruscello vicino. Michele era andato troppo lontano, ma Valancourt, udendo il nome di Emilia, capì di che si trattava, ed obbliando sè medesimo, andò in suo soccorso; essa era già rinvenuta quando le fu vicino; egli seppe che il deliquio era stato cagionato dal timore del sinistro occorsogli, e con voce turbata da tutt'altro sentimento che da quello del dolore, l'assicurò che la sua ferita era di pochissima conseguenza. Sant'Aubert si accorse allora che il sangue non era ancora stagnato; i suoi timori cambiarono oggetto; lacerò un fazzoletto per bendargli la piaga: il sangue si fermò, ma egli temendo le conseguenze, domandò più volte se Beaujeu fosse ancora molto lontano, ed avendo inteso ch'era distante due leghe, il suo timore crebbe. Ignorava se Valancourt avrebbe potuto resistere al moto della carrozza, e lo vedeva sul punto di svenire. Appena questi ebbe conosciuta la sua inquietudine, si affrettò di rincorarlo, e parlò della sua avventura come di una bagatella. Michele aveva ricondotto il cavallo; Valancourt, salì nella carrozza; Emilia s'era riavuta, e continuarono la strada di Beaujeu.
Sant'Aubert, rinvenuto dal terrore, manifestò la sua sorpresa sull'incontro di Valancourt; ma questi la fece cessare. « Voi avete rinnovato il mio gusto per la società, » gli disse; « dopo la vostra partenza, il mio casolare mi sembrava un deserto. E giacchè il mio unico scopo è quello di viaggiare per diletto, mi sono deciso di partire immediatamente. Ho presa questa strada, perchè sapeva ch'era più bella di qualunque altra; e d'altronde, » aggiunse esitando un poco, « lo confesserò (e perchè non dovrei confessarlo?), io aveva qualche speranza di raggiungervi. — Ed io ho crudelmente corrisposto alla vostra gentilezza, » riprese Sant'Aubert, che si rimproverava la sua fretta, e glie ne spiegò il motivo. Ma Valancourt, premuroso di evitare qualunque inquietudine sul di lui conto, nascose l'ambascia che provava, e seguitò a conversare allegramente. Emilia stava in silenzio, a meno che Valancourt non le volgesse la parola, ed il tuono commosso con cui lo faceva, valeva da per sè loro ad esprimere molto.
Trovavansi allora presso a quel fuoco che spiccava tanto vivamente nell'oscurità della notte: illuminava allora la strada tutta, e poteasi facilmente distinguere le figure che la circondavano. Accostandosi, riconobbero una banda di zingari che, specialmente in quell'epoca frequentavano i Pirenei, svaligiando i viaggiatori. Emilia notò con ispavento l'aspetto truce di quella compagnia, ed il fuoco che li rischiarava, diffondendo una nube purpurea sugli alberi, gli scogli e le frondi, aumentava l'effetto bizzarro del quadro.