Placida era la notte e bella, il firmamento senza nubi, e lieve zeffiro agitava appena gli alberi della valle. Stava attenta, allorchè l'inno notturno dei religiosi sorse dolcemente dalla cappella, situata in luogo più basso, talchè il sacro cantico parea salire al cielo traverso il silenzio delle notti. I pensieri susseguironsi; dall'ammirazione delle opere, l'anima sua passò all'adorazione del loro onnipossente e buono autore. Penetrata d'una pietà pura e scevra da profani sentimenti, l'anima sua elevossi al disopra dell'universo; gli occhi versaron lagrime; ella adorò la Potenza infinita nelle sue opere, e la bontà sua ne' suoi benefizi.

Il cantico de' frati cesse di nuovo il posto al silenzio; ma Emilia non lasciò la finestra se non quando la luna, essendo tramontata l'oscurità parve invitarla al riposo.


CAPITOLO V

Sant'Aubert si trovò la mattina seguente bastantemente in forza per continuare il viaggio, e sperando arrivare lo stesso giorno nel Rossiglione, si mise in cammino di buonissim'ora. La strada che percorrevano allora i viaggiatori, offriva vedute selvagge e pittoresche come le precedenti; solo tratto tratto le scene, meno severe, spiegavano una bellezza più amena e ridente.

Quando Sant'Aubert parea occupato delle piante, contemplava con trasporto Emilia e Valancourt, i quali passeggiavano insieme; questi col contegno e l'emozione del piacere indicava una bella vista nella scena che lor s'offriva; quella ascoltava e guardava con un'espressione di sensibilità seria indicante l'elevatezza del suo spirito. Rassembravano a due amanti, i quali mai non avessero lasciati i monti natii, che la situazione loro avesse preservati dal contagio delle frivolezze; le cui idee, semplici e grandiose come il paesaggio che percorrevano, non comprendessero la felicità se non nella tenera unione de' cuori puri. Sant'Aubert sorrideva e sospirava a un tempo, pensando alla romanzesca felicità onde la sua imaginazione offerivagli il quadro; sospirava inoltre pensando quanto la natura e la semplicità fossero mai estranee al mondo, poichè i loro soavi diletti parevano un romanzo.

— Il mondo, » dicea egli seguendo il proprio pensiero, « il mondo mette in ridicolo una passione cui appena conosce; i suoi movimenti ed interessi distraggono lo spirito, depravano i gusti, corrompono il cuore; e l'amore non può esistere in un cuore quando non ha più la cara dignità dell'innocenza. La virtù e la simpatia son quasi la medesima cosa; la virtù è la simpatia messa in azione, e le più delicate affezioni di due cuori formano insieme il vero amore. Come mai potrebbesi cercar l'amore in seno alle grandi città? La frivolezza, l'interesse, la dissipazione, la falsità vi surrogano del continuo la semplicità, la tenerezza e la franchezza. —

Era quasi mezzodì quando i viaggiatori giunsero ad un passo sì pericoloso che lor fu d'uopo scendere di carrozza; la strada era contornata da boschi, e anzichè continuare innanzi, si misero a cercar l'ombra. Un umido rezzo era diffuso per l'aere; lo splendido smeraldo dell'erba, la bella miscea de' fiori, de' balsami, de' timi e delle lavande che la smaltavano; l'altezza de' pini, de' frassini e de' castagni che ne proteggevano l'esistenza, tutto concorrea a far di quello un luogo veramente delizioso. Talvolta il fogliame, più fitto, interdicea la vista del paesaggio; altrove, qualche misterioso varco lasciava traveder all'imaginazione quadri assai più leggiadri che fin allora non avesse osservati, ed i viaggiatori abbandonavansi volentieri a que' godimenti quasi ideali.

Le pause ed il silenzio che avevano già interrotto i colloqui di Valancourt e d'Emilia furono quel dì molto più frequenti. Il giovane, dalla vivacità più espressiva, cadeva in un accesso di languore, e la malinconia pingevasi senz'arte fin nel di lui sorriso. La fanciulla non poteva più ingannarsi: il suo proprio cuore partecipava il medesimo sentimento.

Quando Sant'Aubert fu ristorato, continuarono a camminare pel bosco, credendo sempre costeggiar la strada; ma s'accorsero alfine d'averla smarrita affatto. Avevano seguito il declivio ove la beltà de' luoghi li tratteneva, e la strada andava invece montando su per la ripida costa. Valancourt chiamò Michele, ma l'eco solo rispose alle sue grida, ed i suoi sforzi furono parimente vani per ritrovar la strada. In tale stato, scorsero fra gli alberi, a qualche distanza, la capanna d'un pastore. Valancourt vi corse per chiedere qualche indicazione; giuntovi, vi trovò soltanto due ragazzi che giocavan sull'erba. Guardò in casa, e non vide nessuno. Il maggiore de' fanciulli gli disse che suo padre trovavasi ne' campi, sua madre nella valle, nè tarderebbe a tornare. Il giovane pensava a quanto convenisse fare, allorchè la voce di Michele echeggiò d'improvviso su le rupi circostanti. Valancourt rispose tosto e cercò d'andare a raggiungerlo; dopo un faticoso lavoro tra le boscaglie ed i massi, lo raggiunse alfine ed a stento riescì a farlo tacere. La strada era lontanissima dal luogo ove riposavano il padre e la figlia. Era difficile di condur fin là la vettura; sarebbe stato troppo penoso per Sant'Aubert d'inerpicarsi pel bosco, com'egli stesso avea fatto, ed il giovane era angustiato molto per trovare un cammino più praticabile.