I viaggiatori restarono a lungo in silenzio. Sant'Aubert finalmente disse: « È un giovine interessante; sono molti anni che una conoscenza sì breve non m'ha così affettuosamente colpito. Egli mi ricorda i giorni della mia gioventù, quel tempo in cui tutto mi sembrava ammirabile e nuovo. » Sospirò, e ricadde nella sua meditazione. Emilia si affacciò alla portiera, e rivide Valancourt immobile sulla porta, che li seguiva cogli occhi; egli la scorse, e salutolla colla mano; ella gli restituì il saluto, ma ad una svolta della strada non potè più vederlo.

« Mi ricordo ciò ch'era io in quell'età, » soggiunse Sant'Aubert; « io pensava e sentiva precisamente come lui. Il mondo allora aprivasi dinanzi a me, ed or esso si chiude.

— O caro papà, non abbandonatevi a pensieri sì lugubri, » disse Emilia con voce tremante; « voi avete, spero, da vivere molti anni, per la vostra felicità e la mia.

— Ah Emilia! » sclamò Sant'Aubert; « pel tuo! sì, spero che abbia ad esser così. » Asciugò una lagrima che scorrevagli lungo le guance, e sorridendo della sua emozione, aggiunse con voce tenera: « Avvi qualcosa nell'ardore ed ingenuità di quel giovane, che dee soprattutto commovere un vecchio, di cui il veleno del mondo non alterò i sentimenti; sì, io scopro in lui un non so che d'insinuante, di vivificante, come la vista della primavera quando si è infermi. Lo spirito del malato assorbe qualcosa del succhio rinnovantesi, e gli occhi si rianimano ai raggi meridiani; Valancourt è per me questa felice primavera. »

Emilia, la quale stringea amorosamente la mano del padre, non aveva mai udito dalla sua bocca un simile elogio che le riescisse tanto gradito, nemmen quand'erane stata ella medesima l'oggetto.

Viaggiavano in mezzo a vigneti, boschi e prati, entusiasmati ad ogni passo di quel magnifico paesaggio cui limitavan i Pirenei e l'immenso pelago. Dopo mezzodì giunsero a Calliure, situato sul mediterraneo. Vi pranzarono, e lasciata passare la caldura, ripresero a seguire i magici lidi che stendonsi fin nella Linguadoca. Emilia considerava con entusiasmo il vasto impero dell'onde, di cui i lumi e le ombre variavan tanto singolarmente la superficie, e le cui spiagge, adorne di boschi, rivestivan già le prime assise dell'autunno.

Sant'Aubert era impaziente di trovarsi a Perpignano, dove aspettava lettere di Quesnel, e per tal motivo aveva lasciato tosto Calliure, malgrado l'urgente bisogno di qualche riposo. Dopo alcune leghe di strada, addormentossi; ed Emilia, la quale avea messi due o tre libri in carrozza partendo dalla valle, ebbe agio di farne uso. Essa cercò quello che aveva letto Valancourt il dì prima: desiderava ripassar le pagine sulle quali gli occhi d'un amico sì caro eransi fissati poc'anzi. Volea riandar i passi ch'egli ammirava, pronunziarli com'egli facea, e ricondurlo, per dir così, alla di lei presenza. Cercando questo libro ch'essa non potea trovare, scorse in vece sua un volume del Petrarca, appartenente al giovane, il cui nome vi appariva sopra scritto. Spesso ei gliene leggeva alcuni brani, e sempre con quella patetica espressione che caratterizzava i sentimenti dell'autore.

Arrivarono a Perpignano subito dopo il tramonto del sole. Sant'Aubert vi trovò le lettere che aspettava da Quesnel. Se ne mostrò così dolorosamente commosso, che Emilia, spaventata, lo scongiurò, per quanto glielo permise la delicatezza, di spiegargliene il contenuto. Non le rispose se non con lacrime, e tosto parlò di tutt'altro. Emilia credè bene di non sollecitarlo ulteriormente, ma lo stato di suo padre l'occupava forte, e non potè dormire per tutta la notte.

Il dì seguente continuarono lungo la costa per giungere a Leucate, porto del Mediterraneo, situato sulle frontiere del Rossiglione e della Linguadoca. Cammin facendo, Emilia rinnovò la istanze del dì prima, e parve talmente turbata dal silenzio e della disperazione di Sant'Aubert, che questi bandì alfine qualunque riguardo. « Io non voleva, cara Emilia, » le diss'egli, « avvelenare i tuoi piaceri, e avrei desiderato, almeno durante il viaggio, nasconderti circostanze, che avrei pur troppo dovuto manifestarti un giorno; la tua afflizione me lo impedisce, e tu soffri forse più dell'incertezza che non soffriresti della verità. La visita del signor Quesnel fu per me un'epoca fatale; ei mi disse allora parte delle notizie dispiacenti che mi vengono ora confermate dalle sue lettere. Tu mi avrai inteso parlare d'un tal Motteville di Parigi, ma ignoravi che la maggior porzione di quanto possiedo era deposto in sue mani; io aveva in lui cieca fiducia, e non voglio ancora crederlo indegno della mia stima: parecchie circostanze hanno concorso alla sua rovina, ed io sono rovinato con lui. »

Qui si fermò per moderare la sua emozione.