« Le lettere che ho ricevute dal signor Quesnel » continuò egli eccitandosi a fermezza, « ne contenevano altre di Motteville stesso, e tutti i miei timori sono confermati.

— Bisognerà egli abbandonare il nostro castello? » disse Emilia dopo un lungo silenzio.

— Non è per anco ben certo, » disse Sant'Aubert; « ciò dipenderà dall'accordo che Motteville potrà fare co' suoi creditori. Il mio patrimonio, tu lo sai, non era molto pingue, ed ora non è quasi più nulla. Io ne sono afflittissimo per te sola, figlia cara. »

A tai parole gli mancò la voce. Emilia, tutta lacrimosa, gli sorrise teneramente, e sforzandosi di superare la sua agitazione, gli rispose: « Non vi affliggete nè per voi nè per me, o mio buon padre. Noi possiamo essere ancora felici. Sì, se ci resta il castello della valle, noi lo saremo certamente; terremo una sola donna di servizio, e non vi accorgerete del cambiamento della vostra fortuna. Consolatevi, caro papà, noi non proveremo nessuna privazione, giacchè non abbiamo mai gustato le vane superfluità del lusso, e la povertà non potrà privarci giammai dei nostri più dolci godimenti; essa non potrà nè diminuire la nostra tenerezza, nè avvilirci ai nostri occhi od a quelli delle persone che ci stimano. »

Sant'Aubert celossi il volto nel fazzoletto, non potendo parlare; ma Emilia continuò a favellare al padre le verità ch'egli stesso avea saputo inculcarle. « La povertà, » essa gli dicea, « non potrà privarci d'alcuno de' diletti dell'anima; voi potrete sempre essere un esempio di coraggio e bontà, ed io la consolazione d'un prediletto genitore. »

Sant'Aubert non poteva rispondere: strinse Emilia al cuore: le loro lacrime si confusero, ma non erano più lacrime di tristezza. Dopo questo linguaggio del sentimento, ogni altro sarebbe stato troppo debole, ed entrambi stettero silenziosi. Sant'Aubert parlò in seguito secondo il consueto, e se lo spirito non era nella sua ordinaria tranquillità, ne aveva almeno ripresa l'apparenza.

Giunsero a Leucate assai per tempo, ma Sant'Aubert era stanchissimo, e volle passarvi la notte. La sera andò a passeggiare colla figlia per visitarne i contorni. Si scuopriva il lago di Leucate, il Mediterraneo, una parte del Rossiglione circondato dai Pirenei, ed una porzione molto considerevole della Linguadoca e delle sue fertilissime campagne. Le uve, già mature, rosseggiavano sui colli aprichi, e la vendemmia era principiata. I due passeggianti vedevano i crocchi giulivi, udivano le canzoni a lor recate sui vanni di lieve zeffiro e godevano anticipatamente di tutti i piaceri che lor promettea la strada. Sant'Aubert nondimeno non volle lasciar il mare: bene spesso fu tentato di tornarsene nella valle, ma il piacere che prendeva Emilia a questo viaggio, contrabbilanciava sempre questo desiderio; e d'altronde, voleva far la prova se l'aria marina non lo sollevasse un poco.

Il giorno seguente si rimisero in cammino. I Pirenei, sebbene molto lontani, offrivano una veduta delle più pittoresche; a destra aveano il mare, ed a sinistra immense pianure, che si confondevano coll'orizzonte. Sant'Aubert se ne rallegrava, e ne parlava con Emilia; ma la sua allegria era più finta che naturale, ed ombre di tristezza facean velo bene spesso alla sua fisonomia: un sorriso però di Emilia bastava per dissiparle; ma ella stessa aveva il cuore straziato, e vedeva benissimo che gli affanni del padre indebolivano visibilmente tutti i giorni la sua salute.

Giunsero molto tardi ad una piccola città della Linguadoca; avevano prefisso di dormirvi, ma fu impossibile; la vendemmia teneva occupati tutti i posti, e convenne recarsi ad un villaggio più lontano; la stanchezza ed i patimenti di Sant'Aubert richiedevano un pronto riposo, e la notte era già avanzata; ma la necessità non ha legge, e Michele continuò il suo cammino.

Le ubertose pianure della Linguadoca, nel fervore delle vendemmia, rintronavano de' frizzi e della rumorosa allegria francese. Sant'Aubert non potea più goderne; il suo stato contrastava troppo tristamente col brio, la gioventù e i piaceri che circondavanlo. Quando volgea i languidi occhi su quella scena, pensava che in breve non la vedrebbero più. — Que' monti lontani ed eccelsi, » dicea tra sè, considerando i Pirenei ed il tramonto, « queste belle pianure, quella vôlta azzurra, la cara luce del dì, saranno per sempre interdette a' miei sguardi; fra poco la canzone del contadino, la voce consolatrice dell'uomo non giugneranno più all'orecchio mio... —