Gli occhi d'Emilia parean leggere tutto che passava nell'animo del padre: essa li fissava sul di lui viso coll'espressione d'una tenera pietà. Dimenticando allora gli argomenti d'un vano rammarico, non vide più altro che lei, e l'orribile idea di lasciar la figlia senza protettore, cambiò la sua pena in un vero tormento; sospirò dal cuor profondo, e non mosse labbro. Emilia comprese quel sospiro; gli strinse le mani con tenerezza, e si volse dalla parte della portiera per nascondere le lagrime. Il sole proiettava allora un ultimo raggio sul Mediterraneo, i cui vapori parevano tutti d'oro; a poco a poco le ombre del crepuscolo si distesero; una zona scolorita apparve solo a ponente, segnando il punto dove il sole erasi perduto nelle brume d'una sera autunnale. Una fresca brezzolina sorgeva dalla spiaggia. Emilia calò i cristalli; ma la frescura, sì gradevole nello stato di salute, non era necessaria per un infermiccio, e il padre la pregò di rialzarli. Crescendo la sua indisposizione, pensava allora più che mai a por fine alla marcia del dì; fermò Michele per sapere a qual distanza fossero dal primo villaggio. « A quattro leghe, » disse il mulattiere. — Io non potrò farle, » disse Sant'Aubert; « cercate, nell'andare innanzi, se non vi fosse una casa sulla strada in cui possano riceverci per istanotte. »
Si rigettò in carrozza; Michele fe' schioccar la frusta, e galoppò finchè Sant'Aubert quasi fuor de' sensi, gli fece segno di fermarsi. Emilia guardava alla portiera: vide alla perfine un contadino a qualche distanza: lo aspettarono e gli chiesero se non vi fosse ne' dintorni alloggio pe' viaggiatori. Rispose di non conoscerne. « C'è un castello in mezzo ai boschi, » soggiunse, « ma io credo che non vi si riceve nessuno, e non posso insegnarvene la strada essendo quasi io stesso forestiero. »
Sant'Aubert stava per rinnovellare le sue domande sul castello; ma l'uomo piantollo lì e se ne andò. Dopo un momento di riflessione, Sant'Aubert ordinò a Michele di andare pian piano verso i boschi. Ad ogni istante il crepuscolo diventava più oscuro, e la difficoltà di guidarsi cresceva. Passò un altro paesano.
« Quale è la strada del castello ne' boschi? » gridò Michele.
— Il castello ne' boschi! » sclamò il paesano. « Volete parlare di quelle torrette?
— Non so se son torrette, » disse Michele: « parlo di quel caseggiato bianco che vediamo da lungi in mezzo a tutti quegli alberi.
— Sì, son torrette. Ma che! fareste conto d'andarci? » rispose l'uomo con sorpresa.
Sant'Aubert, udendo quella strana interrogazione colpito in ispecie dall'accento con cui la si faceva, scese di carrozza e gli disse: « Noi siamo viaggiatori, e cerchiamo una casa per passarvi la notte: ne conoscete voi qui una vicina?
— No, signore, » rispose l'uomo « a meno che non voleste tentar fortuna in que' boschi: ma io per me non ve lo consiglierei.
— A chi appartiene quel castello?