Dopo una lunga pausa, Voisin ripigliò:

« Sono circa diciotto anni che intesi questa musica per la prima volta in una bellissima notte estiva, men ricordo; ma era più tardi. Io passeggiava solo nel bosco; mi ricordo ancora ch'era molto afflitto; aveva un figliuolo malato, e temeva di perderlo; aveva vegliato tutta sera al suo letto, mentre sua madre dormiva, avendolo essa assistito tutta la notte precedente. Uscii per prendere un po' d'aria; la giornata era stata caldissima, ed io passeggiava pensieroso sotto gli alberi; udii una musica in lontananza, e pensai fosse Claudio che suonasse la sua zampogna; egli era amantissimo di questo strumento. Quando la sera era bella, stavasi un pezzo sulla sua porta a suonare; ma quando arrivai in un luogo ove gli alberi erano meno folti (non me ne scorderò per tutta la vita), mentr'io guardava le stelle di settentrione, che in quel momento erano molto alte, tutto a un tratto udii suoni, ma suoni ch'io non posso descrivere: sembrava un concerto di angeli; guardai attentamente, e mi pareva sempre di vederli salire al cielo. Quando tornai a casa, raccontai ciò che aveva ascoltato; si burlarono tutti di me, e mi dissero ch'erano pastori, i quali avean suonato il loro flauto; non potei mai persuaderli del contrario. Poche sere dopo, mia moglie udì l'istessa armonia, e fu sorpresa quanto me. Il padre Dionigi la spaventò moltissimo, dicendole che il cielo mandava questo avvertimento per annunziare la morte di suo figlio, e che questa musica aggiravasi intorno alle case, contenenti qualche moribondo. »

Emilia, nell'ascoltare quelle parole, si sentì colpita da un timore superstizioso affatto nuovo per lei, ed ebbe molta difficoltà a nascondere il suo turbamento al padre.

« Ma nostro figlio visse, o signore, a dispetto del padre Dionigi.

— Il padre Dionigi? » disse Sant'Aubert, il quale ascoltava con attenzione tutti i racconti del buon vecchio; « noi siam dunque vicini ad un convento?

— Sì, signore, il convento di Santa Chiara è poco distante da noi; esso è sulla riva del mare.

— O cielo! » sclamò Sant'Aubert, come colpito da un'improvvisa rimembranza; « il convento di Santa Chiara! »

Emilia osservò che ai segni del dolore sparsi sulla di lui fronte, mescolavasi un sentimento di orrore. Esso restò immobile; l'argenteo chiaror della luna colpivagli allora il volto; somigliava ad una di quelle marmoree statue che, poste su di un mausoleo, sembran vegliare sulle fredde ceneri, ed affliggersi senza speranza.

« Ma, caro papà, » disse Emilia, volendo distrarlo dai tristi pensieri, « voi vi scordate quanto avete bisogno di riposo; se il nostro buon ospite me lo permette, io andrò a prepararvi il letto, giacchè so come desiderate che sia fatto. »

Sant'Aubert si raccolse alquanto, e sorridendole con dolcezza, la pregò di non aumentare la sua fatica con questa nuova premura. Voisin, la cui cortesia era stata sospesa dall'interesse che avevano eccitato i suoi racconti, si scusò di non aver fatto venire ancora Agnese, ed uscì per andare a prenderla.