Sant'Aubert sorrise amichevolmente a questo complimento, e si mise a tavola, la quale era coperta di frutta, burro e cacio fresco. Emilia, che aveva esaminato attentamente il padre, e lo trovava in uno stato deplorabile, l'impegnava premurosamente a protrarre la sua partenza fino a sera; ma egli sembrava impaziente di tornare a casa, ed esprimeva questa impazienza con un calore veramente straordinario. Assicurava che da lunga pezza non s'era sentito tanto bene, e che viaggerebbe con minor pena al fresco del mattino che ad ogni altra ora del dì. Ma mentre esso parlava col suo ospite rispettabile, e lo ringraziava della cortese accoglienza fattagli, Emilia lo vide cambiar di colore e cadere sulla sedia prima ch'essa potesse sostenerlo. In pochi momenti si rimise dall'improvviso deliquio, ma stava così male, che si riconobbe incapace di viaggiare; e dopo aver lottato un poco contro la violenza dei suoi mali, domandò di essere aiutato a risalire la scala, e rimettersi in letto. Questa preghiera rinnovò tutti i terrori di Emilia provati il giorno antecedente, ma sebbene potesse appena sostenersi, e resistere al colpo fatale che la colpiva, procurò di reprimere il proprio dolore, e dandogli il braccio tremante, aiutò il padre a tornare nella sua camera.
Appena fu in letto, egli fece chiamare Emilia, la quale piangeva fuori della stanza, e chiese di esser lasciato solo con lei. Allora le prese la mano, e fissò gli occhi nella figlia con tanta tenerezza e dolore, che il suo coraggio l'abbandonò, ed essa proruppe in un pianto dirotto. Sant'Aubert cercava di conservare la sua fermezza, e non poteva parlare; non poteva che stringerle la mano, e trattenere a stento le proprie lacrime; alfine prese la parola.
« Mia cara figlia, » diss'egli, sforzandosi di sorridere in mezzo all'impressione del suo dolore, « mia cara Emilia! » Fece una pausa, alzò gli occhi al cielo, come per implorarne l'assistenza, ed allora con un tuono di voce più fermo, con uno sguardo in cui la tenerezza paterna univasi con dignità alla pia solennità d'un santo, « Figliuola, » le disse, « io vorrei addolcire le tristi verità che sono costretto a svelarti, ma non so nasconderti nulla. Oimè! vorrei poterlo fare, ma sarebbe troppo crudele di prolungare il tuo errore: la nostra separazione è imminente; convien dunque parlarne, e prepararci a sopportarla con le nostre riflessioni e le preghiere. » Gli mancò la voce; Emilia, sempre piangendo, si strinse la di lui mano al seno, ed oppressa da convulsi sospiri, non aveva nemmen forza d'alzare gli occhi.
« Non perdiamo un solo momento, » disse Sant'Aubert, rientrando in sè stesso; « ho molte cose da dirti. Debbo rivelarti un segreto della più alta importanza, ed ottenere da te una solenne promessa; quando ciò sarà fatto, io sarò più tranquillo. Tu devi aver già osservato, mia cara, quanto desidero di essere a casa mia; tu ne ignori la ragione: ascolta ciò che sono per dirti. Ma aspetta, ho bisogno di questa promessa, fatta a tuo padre moribondo! »
Emilia colpita da queste ultime parole, come se per la prima volta avesse conosciuto il pericolo del padre, alzò la testa; le sue lacrime si arrestarono, e guardandolo un momento con l'espressione di un'insopportabile afflizione, fu assalita dalle convulsioni, e svenne. Le grida di Sant'Aubert attirarono Voisin ed Agnese, che le apprestarono tutti i possibili soccorsi, ma per lunga pezza indarno. Quando Emilia rinvenne, Sant'Aubert era così spossato da tutta quella scena, che restò qualche minuto senza poter parlare. Un cordiale presentatogli da Emilia, rianimò le sue forze. Allorchè per la seconda volta furono soli, egli sforzossi di calmarla, e le prodigò tutte le consolazioni compatibili colla circostanza. Ella si gettò nelle sue braccia, pianse dirottamente, ed il dolore la rendeva talmente insensibile a' suoi discorsi, ch'egli cessò di parlare, non potendo che intenerirsi e mescolare le proprie lacrime a quelle della fanciulla. Richiamata alfine ad un sentimento di dovere, volle risparmiare al padre un più lungo spettacolo del suo dolore; si sciolse dalle di lui braccia, asciugò le lacrime, ed articolò qualche parola di consolazione.
« Cara Emilia, » riprese Sant'Aubert, « figliuola mia, assoggettiamoci con umile rassegnazione all'Ente che ci ha protetti e consolati nei pericoli e nelle afflizioni. Ogni istante della nostra vita è da lui conosciuto; egli non ci ha mai abbandonati, e non ci vorrà abbandonare neppure in questo momento. Io sento questa consolazione nel mio cuore; ti lascerò, figlia mia, ti lascerò nelle di lui braccia, e sebbene io abbandoni questo mondo, sarò sempre alla tua presenza. Sì; Emilia cara, non piangere: la morte in sè stessa non ha nulla di nuovo o di sorprendente, giacchè sappiamo tutti di essere nati per morire; essa non ha nulla di terribile per coloro che confidano in un Dio onnipotente. Se la vita mi fosse stata prolungata, il corso della natura me la avrebbe tolta fra pochi anni. La vecchiaia, e tuttociò ch'ella porta seco d'infermità, di privazioni e d'affanni, sarebbero state quanto prima il mio retaggio; la morte finalmente sarebbe giunta, e ti sarebbe costata quelle lacrime che spargi in questo momento. Rallegrati piuttosto, cara figlia, di vedermi liberato da tanti mali. Io muoio con uno spirito libero, suscettibile delle consolazioni della fede, e con perfetta rassegnazione. »
Si fermò stanco di parlare. Emilia si sforzò di ricomporsi, e rispondendo a ciò che le aveva detto, cercò di persuaderlo che non aveva parlato invano.
Dopo un poco di riposo, egli ripigliò. « Ma torniamo al soggetto che tanto mi preme. Ti ho detto che aveva da chiederti una promessa solenne; bisogna ch'io la riceva, prima di spiegarti la circostanza principale di cui devo parlarti; sonvene altre che, pel tuo riposo, importa che tu ignori per sempre. Promettimi dunque che eseguirai esattamente ciò che sono per ordinarti. »
Emilia, colpita dalla gravità di queste espressioni, si terse le lagrime, cui non poteva impedirsi dallo spargere; e guardando il padre eloquentemente, si obbligò con giuramento a fare ciò che egli esigerebbe da lei, senza sapere di che si trattasse. Allora egli continuò: « Ti conosco troppo, Emilia cara, per temere che tu abbia a mancar mai ai tuoi impegni, ma sopratutto ad un impegno così rispettabile. La tua parola mi pone in calma, e la tua lealtà diviene di un'importanza inconcepibile per la tranquillità dei tuoi giorni. Ascolta ora ciò che debbo dirti. Il gabinetto contiguo alla mia camera nel nostro castello della valle contiene una specie di botola, che si apre sotto un'asse del pavimento; la riconoscerai ad un nodo rimarchevole del legno; d'altronde, è la penultima asse dalla parte della parete, ed in faccia alla porta della camera. Circa ad un braccio di distanza dalla finestra, scorgerai una commessura, come se la tavola ne fosse stata cambiata; calca il piede su quella linea, la tavola si abbasserà, e potrai facilmente farla scorrere sotto l'altra; di sotto troverai un vuoto. » Egli si fermò per prender fiato, ed Emilia restò nella più profonda attenzione. « Capisci tu queste istruzioni, mia cara? » le disse egli. Emilia, capace appena di proferir accento, l'assicurò che l'intendeva benissimo.
« Quando tornerai a casa... » E sospirò profondamente.