Emilia gli ripetè quanto i suoi consigli le fossero preziosi, e gli promise di non dimenticarli mai e cercare di approfittarne. Sant'Aubert le sorrise con affetto e tristezza insieme. « Lo ripeto, » le disse, « io non vorrei renderti insensibile, quand'anche ne avessi il potere; vorrei solo guarentirti dagli eccessi della sensibilità ed insegnarti ad evitarli. È spregevolissima quella pretesa umanità che si contenta di compiangere, nè pensa a confortare!... »

Sant'Aubert, qualche tempo dopo, parlò della signora Cheron sua sorella.

« Bisogna ch'io t'informi, » aggiunse, « d'una circostanza interessante per te. Noi abbiamo avuto, lo sai, pochissimi rapporti con lei, ma è la sola parente che hai: ho creduto conveniente, come vedrai nel mio testamento, di affidarti alle sue cure sino all'età maggiorenne: essa non è veramente la persona alla quale avrei voluto rimettere la mia cara Emilia, ma non aveva altra alternativa, e la credo in fondo poi una buona donna; non ho d'uopo, figliuola, di raccomandarti d'usar la prudenza per conciliarti le sue buone grazie: lo farai del certo in memoria di chi l'ha tentato tante volte per te. »

Emilia protestò che quant'egli le raccomandava sarebbe religiosamente eseguito. « Aimè! » soggiunse affogata dai singhiozzi; « ecco in breve quanto mi rimarrà; sarà la mia unica consolazione il compiere esattamente tutti i vostri desiderii. »

La fanciulla non potea che ascoltare e piangere, ma la calma estrema del padre, la fede, la speranza cui dimostrava, lenivano alquanto la di lei disperazione. Nondimeno, essa vedeva quella figura scomposta, que' segni precursori di morte, quegli occhi infossati, e sempre fissi in lei, quelle pupille pesanti e preste a chiudersi: avea il cuore lacerato, e non poteva esprimersi. Ei volle darle ancora una volta la benedizione. « Dove sei, cara mia? » disse egli allungando debolmente le mani verso di lei.

Emilia era rivolta dalla parte della finestra per nascondere la sua inesprimibile afflizione; ma comprese allora ch'egli non ci vedeva più: le impartì la sua benedizione, che parve l'ultimo sforzo della sua vita spirante, e ricadde sul guanciale; essa lo baciò in fronte; il freddo sudore della morte gl'innondava le tempie; e dimenticando tutto il suo coraggio, gliele irrigò di lagrime. Il morente aprì gli occhi; egli esisteva ancora, ma erano gli ultimi sforzi della natura affralita, ed in breve la sua anima volò innanzi al Supremo Motore.

Emilia fu strappata a viva forza da quella camera da Voisin e da sua figlia, che procurarono di calmare il suo dolore; il vecchio piangeva con lei, ma i soccorsi di Agnese erano più opportuni.


CAPITOLO VIII

Il buon religioso della mattina ritornò la sera per consolare Emilia, e le portò l'invito dell'abbadessa di un convento vicino al suo di recarsi da lei. La fanciulla non accettò l'offerta, ma rispose con molta riconoscenza. La pia conversazione del confessore, la dolcezza delle sue maniere, che somigliavano a quelle del defunto padre, calmarono un poco la violenza dei suoi trasporti: innalzò il cuore all'Ente Supremo, presente da per tutto. — Relativamente a Dio, — pensava Emilia, — il mio dilettissimo padre esiste come ieri esisteva per me: egli non è morto che per me; per Dio, per lui, veramente esiste. —