Ritirata nella sua cameretta, i suoi pensieri malinconici vagarono ancora intorno al padre. Immersa in una specie di sonno, imagini lugubri offuscaronle l'immaginazione. Sognò di vedere il genitore accostarsele con benevolo contegno. D'improvviso, sorrise mesto, alzò gli occhi, aprì le labbra; ma invece delle sue parole, udì una musica soave, trasportata sull'aere a grandissima distanza. Vide allora tutti i suoi lineamenti animarsi nella beata estasi d'un ente superiore: l'armonia diventava più forte; essa si destò. Il sogno era finito, ma la musica durava ancora, ed era una musica celeste.
Tese l'orecchio, e si sentì agghiacciata da superstizioso rispetto: le lagrime cessarono, si alzò, ed affacciossi alla finestra. Tutto era oscuro, ma Emilia, distogliendo gli occhi dalle tetre selve che frastagliavan l'orizzonte, vide a manca quell'astro brillante ond'avea favellato il vecchio, e che trovavasi al di sopra del bosco. Ricordossi quanto avea detto, e siccome la musica agitava l'aere ad intervalli, aprì la finestra per ascoltar la dolce armonia, la quale poco dopo andò affievolendosi, ed essa tentò indarno scoprire donde partisse. La notte non le permise di nulla distinguere sul prato sottoposto, ed i suoni diventando successivamente più fiochi e soavi, cessero alfine il luogo ad un assoluto silenzio...
Il giorno dipoi essa ricevè un nuovo invito dalla badessa; Emilia che non poteva risolversi ad abbandonare la casuccia finchè vi riposava il cadavere del padre, acconsentì con ripugnanza di andare quella medesima sera a rassegnarle il suo rispetto. Un'ora circa avanti il tramonto del sole, Voisin le servì di guida, e la condusse al convento traversando il bosco. Questo convento era situato, al par di quello dei frati di cui abbiam parlato, all'estremità di un piccolo golfo del Mediterraneo. Se Emilia fosse stata meno infelice, avrebbe ammirato la bella vista di un immenso mare, che si scopriva da un colle, sul quale sorgeva l'edificio; essa avrebbe contemplato quelle ricche spiaggie coperte d'alberi e di pasture, ma le sue idee erano fisse in un solo pensiero, e la natura non aveva ai suoi occhi nè forma, nè colore. Mentre passava per l'antica porta del convento la campana suonò a vespro, e le parve il primo tocco del funerale del padre. I più leggeri incidenti bastano per alterare uno spirito infiacchito dal dolore. Emilia superò la crisi penosa, da cui era agitata, e si lasciò condurre dalla badessa, la quale la ricevè con materna bontà. La di lei fisonomia interessante, i suoi sguardi benigni, penetrarono Emilia di riconoscenza; avea gli occhi pieni di lacrime, e non poteva parlare. La badessa la fece sedere vicino a lei e l'osservò in silenzio, mentre essa cercava di asciugare le lacrime. « Calmatevi, figliola, » le disse ella con voce affettuosa; « non parlate, io v'intendo, voi avete bisogno di riposo. Noi andiamo alla preghiera; volete accompagnarci? è una consolazione, fanciulla cara, il poter deporre i propri affanni in seno del nostro Padre celeste: egli ci vede, ci compiange, e ci castiga nella sua misericordia. »
Emilia versò nuove lacrime, ma le più dolci emozioni ne mitigarono l'amarezza. La badessa la lasciò piangere senza interromperla, guardandola con quell'aria di bontà che pareva indicare l'attitudine di un angelo custode; Emilia divenne più tranquilla, parlando francamente, spiegò i suoi motivi di non lasciare l'abitazione di Voisin.
La badessa approvò i di lei sentimenti ed il suo rispetto figliale, ma l'invitò a passare qualche giorno al convento, prima di ritornare al suo castello. « Procurate di distrarvi, figlia mia, » le disse ella, « per rimettervi un poco da questa scossa, prima di arrischiarne una seconda; non vi dissimulerò quanto il vostro cuore si sentirà lacerare alla vista del teatro della vostra passata felicità; qui voi troverete tutte le consolazioni che possono offrire la pace, l'amicizia e la religione; ma venite, » soggiunse vedendo che gli occhi le si riempivano di lacrime, « venite, scendiamo in cappella. »
Emilia la seguì in una sala, ov'erano già riunite tutte le monache; la badessa la presentò dicendo: « È una giovane per la quale ho molta considerazione; trattatela come vostra sorella. » Andarono tutte insieme alla cappella, e l'edificante devozione colla quale fu recitato l'uffizio divino, elevò lo spirito di Emilia alle consolazioni della fede e d'una perfetta rassegnazione.
L'ora era già avanzata, quando la badessa acconsentì a lasciarla partire. Ella uscì dal convento meno oppressa di quando v'era entrata, e fu ricondotta a casa da Voisin. Essa lo seguiva pensierosa in un sentieruzzo poco battuto, quando d'improvviso la sua guida si fermò, guardossi intorno, gettossi fuor del sentiero nello scopeto, dicendo d'avere smarrita la strada; camminava con molta velocità. Emilia, che non poteva seguirlo in un terreno lubrico e nella oscurità, restava a gran distanza, e fu costretta di chiamarlo: egli non voleva fermarsi, e l'invitava ad accelerare il passo con ruvidezza.
« Se voi non siete certo della vostra strada, » disse Emilia, « non sarebbe meglio indirizzarvi a quel gran castello che scorgo là fra gli alberi?
— No, » disse Voisin, « non ne vale la pena: quando saremo a quel ruscello dove voi vedete splendere un lume al di là del bosco, noi saremo a casa. Non capisco come ho potuto fare a smarrirmi: sarà forse perchè vengo rare volte da queste parti dopo il tramonto del sole.
— È un luogo molto solitario, » disse Emilia. « Ma però non ci sono assassini?