— No, signorina, non ve ne sono.
— Cosa è dunque che vi spaventa tanto, amico mio? Sareste mai superstizioso?
— No, non lo sono; ma, per dirvi la verità, signorina, nessuno ama trovarsi la notte nelle vicinanze di quel castello.
— Da chi è dunque abitato per crederlo così formidabile?
— Oh! signorina, se almeno fosse abitato! Il signor marchese è morto, come vi dissi; non ci era venuto da molti anni, ed i suoi servitori si sono ritirati in una casuccia poco lontana. »
Emilia comprese allora che il castello era quello di cui aveva già parlato Voisin, e che aveva appartenuto al marchese di Villeroy, la cui morte aveva tanto sorpreso il di lei padre.
« Ah, » disse Voisin; « com'esso è desolato! Era pure una bella casa; che bella situazione! quando me ne ricordo... »
Emilia gli domandò il motivo di quel terribile cambiamento. Il vecchio taceva, ed essa, colpita dallo spavento ch'egli manifestava, occupata soprattutto dall'interesse manifestato da suo padre, ripetè la domanda, ed aggiunse: Se non sono gli abitanti che vi spaventano, e se non siete superstizioso, per qual ragione dunque, amico mio, non avete il coraggio di avvicinarvi la sera a quel castello?
— Ebbene dunque, signorina, sarò forse un poco superstizioso, ma se ne sapeste la vera cagione, potreste divenirlo anche voi. Sono accadute colà cose stranissime; il vostro buon padre pareva aver conosciuto la marchesa.
— Ditemi, vi prego, cos'è accaduto? » gli disse Emilia molto commossa.