Tornata al convento, ella si decise di visitare ancora una volta la tomba del padre. Avendo inteso che un andito sotterraneo conduceva a quei sepolcri, aspettò che tutti fossero in letto, eccettuato una monaca che le aveva promessa la chiave della chiesa. Emilia restò in camera finchè l'orologio suonò mezzanotte, ed allora giunse la monaca colla chiave promessa. Scesero insieme una scaletta a chiocciola; la monaca si offrì di accompagnarla fino al sepolcro, aggiungendo spiacerle il lasciarla andar sola a quell'ora; ma Emilia la ringraziò, e non potè acconsentire di avere un testimonio del suo dolore. La buona religiosa aprì una porticina e le porse il lume. Emilia la ringraziò, si avanzò nella chiesa, e suora Maria si ritirò. Assalita da improvviso terrore, la fanciulla si riavvicinò alla porta, ed era tentata di richiamarla, ma al momento stesso, vergognandosi del suo timore, si avanzò nuovamente. L'aria fredda e umida di quel luogo, il cupo silenzio che vi regnava, e un fioco raggio di luna che traversava una finestra gotica, avrebbero senza dubbio risvegliata in chiunque la superstizione; ma essa in quel punto non aveva altro pensiero che il suo dolore. Tutto ad un tratto le parve vedere un'ombra fra le colonne; si fermò, ma non avendo udito i passi di alcuno, conobbe esser l'effetto della sua imaginazione alterata. Sant'Aubert era sepolto in un'urna semplicissima, la quale non portava altra iscrizione fuor del suo nome e cognome, la data della nascita e quella della morte, ed era situata al piè del pomposo mausoleo de' Villeroy. Emilia vi si trattenne in orazione finchè la campana del mattutino l'avvertì esser tempo di ritirarsi. Versò ancora qualche lacrima, baciò il prezioso sarcofago, e se ne tornò in camera abbandonando un luogo così tristo. Dopo quel momento di effusione gustò di un sonno tranquillo; svegliandosi, si sentì lo spirito più calmo, e parve più rassegnata di quello fosse stata dopo la morte del padre.

Giunto il momento della partenza, tutto il suo dolore si rinnovò; la memoria di suo padre nella tomba, e la bontà di tante persone viventi, l'affezionavano a quella dimora; ella sembrava provare, per il luogo ove riposava Sant'Aubert, quella tenera affezione che si risente per la patria. La badessa, nel separarsi da lei, le diede tutte le più sensibili testimonianze di attaccamento, e l'impegnò a tornare, se altrove non avesse incontrata quella considerazione, che dovea aspettarsi. Le altre monache le esternarono i più vivi rammarici; alla perfine lasciò il convento colle lacrime agli occhi, portando seco l'affetto ed i voti di tutte le persone che vi restavano.

Aveva già percorso un lungo tratto di paese prima che il magnifico spettacolo, che si offeriva alla sua vista, potesse distrarla. Assorta nella malinconia, non notò tanti oggetti incantevoli se non per rammentarsi meglio il padre perduto. Sant'Aubert trovavasi con lei quando prima li aveva veduti, e le di lui osservazioni su di essi le tornavano alla memoria. Quel giorno passò nel languore e nell'abbattimento; la notte essa dormì sulla frontiera della Linguadoca, ed il dì successivo entrò in Guascogna.

Al tramontar del sole, Emilia si trovò nelle vicinanze della valle tutti quei luoghi che conosceva sì bene, richiamandola a rimembranze che le straziavano il cuore, ridestarono tutta la sua tenerezza ed il suo dolore; guardava piangendo le vette dei Pirenei colorite allora dalle più belle e vaghe tinte del tramonto. « Là, » sclamava essa, « là sono quelle medesime grotte; ecco là il medesimo bosco di abeti ch'egli guardava con tanta compiacenza quando passammo insieme da quei luoghi! Ecco là quella capanna sull'ameno colle del quale mi aveva fatto disegnare la veduta. Oh! padre mio, io non vi vedrò mai più. »

La strada ad una svolta le lasciò scorgere il castello in mezzo a quel magnifico paesaggio; i fumaiuoli, imporporati dall'occaso, sorgevan dietro le piantagioni favorite di Sant'Aubert, il cui fogliame celava le parti basse dell'edifizio. Emilia non potè reprimere un profondo sospiro. — Quest'ora, pensava ella, era pure la sua ora prediletta. — E vedendo il paese sul quale allungavansi le ombre: « Qual quiete! » sclamava; « qual deliziosa scena! tutto è tranquillo, tutto è amabile, aimè! come già un tempo! »

Ella resisteva ancora al peso terribile del suo dolore, quando udì la musica dei balli campestri che bene spesso aveva osservati passeggiando col padre sulle fiorite sponde della Garonna. Allora pianse amaramente fino al momento in cui si fermò la carrozza. Alzò gli occhi, e riconobbe la sua vecchia governante che apriva la porta della casa. Il cane di suo padre veniva festoso incontro di lei, e quando fu discesa la colmò di carezze; lo che aumentò il di lei vivo dolore.

« Mia cara padroncina... » le disse Teresa, e poi si fermò; le lacrime di Emilia le impedivano di replicare; il cane saltellava intorno a lei; di repente corse alla carrozza. « Ah! signora Emilia, povero il mio padrone! » sclamò Teresa; « il suo cane è andato a cercarlo. »

Emilia singhiozzò vedendo quell'animale amoroso saltare in carrozza, scendere, fiutare, e cercare con inquietudine.

« Venite mia cara signorina, » disse Teresa, « andiamo; che cosa potrò io darvi per rinfrescarvi? »

Emilia prese la mano della governante, sforzandosi di moderare il suo dolore, con interrogazioni sullo stato della di lei salute. Camminava lentamente verso la porta, si fermava, faceva un passo, e si fermava di nuovo. Qual silenzio! Qual abbandono, qual morte in quel castello! Temendo di rientrarvi, e rimproverandosi le sue esitanze, traversò rapidamente la sala, come se avesse temuto di guardarsi intorno, ed aprì il gabinetto che altre volte chiamava il suo. L'imbrunir della sera dava qualcosa di solenne al disordine di quel luogo: le sedie, i tavolini, e tutti gli altri mobili, che in tempi più felici osservava appena, parlavano allora troppo eloquentemente al suo cuore; ella sedette vicino ad una finestra che guardava sul giardino, d'onde, in compagnia del padre, aveva spesso contemplato l'effetto maraviglioso del sole all'occaso. Non si contenne più e si trovò sollevata da quello sfogo.