« Vi ho preparato il letto verde, » disse Teresa portandole il caffè; « ho creduto che ora lo preferireste al vostro. Non avrei mai creduto che aveste a tornar sola. Qual giorno, gran Dio! La nuova, quando la ricevetti, mi trapassò il cuore: chi l'avrebbe detto, quando partì il mio povero padrone, che non doveva tornare mai più? »

Emilia si coprì la faccia col fazzoletto, e le accennò di tacere e partirsene.

La fanciulla rimase alcun tempo immersa in alta mestizia; non vedea un solo oggetto che non le ravvivasse il suo dolore: le piante favorite di Sant'Aubert, i libri scelti per lei, e cui leggevano spesso insieme, gli strumenti musicali onde amava tanto l'armonia e che suonava egli medesimo. Alla fine, fattasi coraggio, volle vedere l'appartamento abbandonato; sentì che la sua pena sarebbe aumentata se differiva.

Traversò il cortile, ma il coraggio le venne meno nell'aprir la biblioteca; forse l'oscurità che la sera ed il fogliame diffondevano intorno accresceva il religioso effetto di quel luogo, dove tutto le parlava del padre. Scorse la sedia nella quale si poneva: rimase interdetta a tal vista, ed immaginossi quasi averlo visto in persona dinanzi a lei. Cercò scacciare le illusioni d'un'immaginazione turbata, ma non potè astenersi da un certo rispettoso terrore che mescolavasi alle sue emozioni. Inoltrò pian piano verso la sedia e vi s'assise; avea presso un leggìo, su cui stava un libro che suo padre non avea chiuso; riconoscendo la pagina aperta, rammentossi che la vigilia della sua partenza Sant'Aubert aveagliene letto qualcosa: era il suo autore favorito. Guardò il foglio, pianse, e tornò a guardarlo: quel libro era sacro per lei; essa non avrebbe chiusa la pagina aperta per tutti i tesori del mondo; ristette dinanzi al leggìo, non potendo risolversi a lasciarlo.

In mezzo ai suoi tristi pensieri, vide la porta aprirsi lentamente; un suono cui udì in fondo alla stanza, la fece trabalzare; credette scorgere qualche movimento. Il subietto della sua meditazione, l'abbattimento de' suoi spiriti, l'agitazione de' sensi le cagionarono un repentino terrore; s'aspettò qualcosa di sovrannaturale. Ma la ragione vincendo la paura: « Di che ho io a temere? » disse; « se le anime di coloro che amiamo compariscono, non può essere che pel nostro meglio. »

Il silenzio che regnava la fece vergognare del suo timore; frattanto il medesimo suono ricominciò; distinguendo qualcosa intorno a lei, che venne ad urtar leggermente la sua sedia, gettò un grido, ma non potè nel tempo stesso trattenersi dal sorridere con un po' di confusione, riconoscendo il buon cane che si accucciava vicino a lei, e le lambiva le mani. Emilia, non trovandosi in grado quella sera di visitare tutto il castello, uscì ed andò a passeggiare in giardino, sul terrazzo sovrastante al fiume. Il sole era tramontato, ma sotto i fronzuti rami de' mandorli distinguevansi le strisce di fuoco che indoravano il crepuscolo. La fanciulla si avvicinò al platano favorito, ove Sant'Aubert sedeva spesso vicino a lei, e dove la sua tenera madre le aveva tante volte parlato delle delizie della vita futura; quante volte ben anco suo padre aveva trovato conforto nell'idea di una eterna riunione! Oppressa da tale rimembranza, lasciò il platano, ed appoggiandosi al muro del terrazzo, vide un gruppo di contadini che ballavano allegramente sulle rive della Garonna, la cui vasta estensione rifletteva gli ultimi raggi del dì. Qual doloroso contrasto per la povera Emilia, infelice e desolata! Si voltò, ma oimè! dove poteva essa andare senza incontrar ad ogni passo oggetti fatti per aggravare il suo dolore? se ne tornava lentamente a casa quando incontrò Teresa, la quale sgridolla dolcemente di esporsi sola in giardino ed a quell'ora, dove non poteva ricevere alcuna consolante assistenza nello stato penoso in cui si trovava.

« Ve ne prego, Teresa, lasciatemi tranquilla, » disse Emilia; « la vostra intenzione è ottima, ma l'eloquenza è male adattata in questo momento.

— Intanto la cena è preparata, » rispose la governante.

— Non posso mangiare, » disse Emilia.

— Fate malissimo, mia cara padrona, bisogna nutrirsi. Vi ho preparato un fagiano, che m'ha mandato stamattina il signor Barreaux: avendolo incontrato ieri, gli dissi che vi aspettava; vi giuro che non ho mai veduto un uomo più afflitto di lui, quando gli diedi la trista nuova... »