Questi momenti possono non tornar più; non voglio perderli: soffrite intanto che, senza offendere la vostra delicatezza e il vostro dolore, vi esprima una volta tutta l'ammirazione, e la riconoscenza che m'inspira la vostra bontà. Oh! se io potessi avere un giorno il diritto di chiamare amore il vivo sentimento che... »

La commozione di Emilia non le permise di rispondere, e Valancourt, avendo gettato gli occhi su di lei, la vide impallidire e sul punto di venir meno: fece un moto involontario per sostenerla, e questo moto bastò a farla rinvenire con certo quale spavento. Quando Valancourt riprese la parola, tutto in lui, e perfino la voce, manifestava l'amore il più tenero.

« Io non ardirei, » soggiunse egli, « parlarvi più a lungo di me: ma questo momento crudele avrebbe meno amarezza, se potessi portar meco la speranza, che la confessione, testè sfuggitami, non mi escluderà in avvenire dalla vostra presenza. »

Emilia fece un nuovo sforzo per vincere la confusione delle sue idee. Temeva di tradire il suo cuore, e di lasciar conoscere la preferenza che accordava a Valancourt. Ella esitava a manifestare i sentimenti ond'era animata, non ostante che il cuore ve la spingesse con molta vivacità. Nonpertanto, riprese coraggio, per dirgli che si trovava onorata dalla bontà d'una persona, per la quale suo padre aveva avuto tanta stima.

« Egli mi ha dunque giudicato degno della sua stima? » disse Valancourt con dubbiosa timidezza; poi, rimettendosi, soggiunse: « Perdonate questa domanda; io so appena ciò che voglia dirmi. Se ardissi lusingarmi della vostra indulgenza, se voi mi concedeste la speranza di avere qualche volta le vostre nuove, mi separerei da voi con maggior tranquillità. »

Dopo un momento di silenzio, Emilia rispose: « Io sarò sincera con voi; voi vedete la mia situazione, e son certa che vi ci adatterete. Vivo in questa casa, che fu quella del padre mio, ma ci vivo sola. Oimè! Io non ho più genitori, la cui presenza possa autorizzare le vostre visite...

— Non affetterò di non sentire questa verità, » disse il giovane. Poi aggiunse tristamente: « Ma chi m'indennizzerà del sacrificio che mi costa la mia franchezza? Almeno mi permetterete voi di presentarmi ai vostri parenti. »

La fanciulla confusa, non sapeva che rispondere conoscendone la difficoltà. Il suo isolamento e la sua posizione non le lasciavano un amico del quale potesse ricevere un consiglio. La Cheron, unica sua parente, era occupata solo de' propri piaceri, e trovavasi talmente offesa della ripugnanza di Emilia a lasciar la valle, che sembrava non pensar più a lei.

« Ah! io lo vedo, » disse Valancourt, dopo un lungo silenzio, « conosco che mi sono lusingato di troppo. Voi mi credete indegno della vostra stima. Viaggio fatalissimo! Io lo riguardava come l'epoca più fortunata della mia vita: quei giorni deliziosi avveleneranno il mio avvenire. »

Qui si alzò bruscamente, e passeggiando a gran passi sul terrazzo, gli si vedeva la disperazione dipinta in volto. Emilia ne fu vivamente commossa. I movimenti del suo cuore trionfarono della di lei timidezza, e quando egli le fu vicino, gli disse con una voce che la tradiva: « Voi fate torto ad amendue, quando dite ch'io vi credo indegno della mia stima; devo confessare che la possedete da molto tempo, e che.... »