Valancourt aspettava impaziente la fine della frase, ma le parole le spirarono sul labbro: i suoi occhi nullameno manifestavano tutte l'emozioni del di lei cuore; Valancourt passò rapidamente dall'imbarazzo alla gioia. « Emilia, » esclamò egli, « mia cara Emilia. O cielo! come resistere a tanta felicità! »
Si accostò alla bocca la mano della fanciulla; essa era fredda e tremante, e Valancourt la vide impallidire; si rimise però prontamente, e gli disse sorridendo: « mi pare di non essere ancora ristabilita dal colpo terribile che ha ricevuto il mio povero cuore.
— Perdonatemi, » le rispose il giovane, « io non parlerò più di ciò che può eccitare la vostra sensibilità. » Poi, obliando la sua risoluzione, cominciò a parlare nuovamente di sè medesimo.
« Voi non sapete, » le disse, « quanti tormenti ho sofferti vicino a voi, quando senza dubbio, se mi onoravate d'un pensiero, voi dovevate credermi molto lontano di qui. Non ho cessato di vagolar tutte le notti intorno a questo castello avvolto in una profonda oscurità; quanto m'era delizioso il sapermi vicino a voi! Godeva nell'idea che vegliava intorno al vostro ritiro, e che voi gustavate sonno tranquillo. Questi giardini non sono nuovi per me. Una sera scavalcai la siepe, e passai una delle più felici ore della mia vita sotto la finestra, che credeva la vostra. »
Emilia s'informò quanto tempo Valancourt fosse stato nel vicinato. « Molti giorni, » rispos'egli; « io voleva profittare del permesso accordatomi da Sant'Aubert. Non capisco com'egli avesse questa bontà, ma sebbene lo desiderassi vivamente, quando si avvicinava il momento, io perdeva il coraggio, e differiva la mia visita. Era alloggiato in un villaggio poco discosto, e scorreva co' miei cani i dintorni di questo bel paese, anelando la fortuna d'incontrarvi, senza aver l'ardire di venire a trovarvi. »
Passarono circa due ore in questa conversazione; finalmente Valancourt, alzandosi: « Bisogna ch'io parta, » disse tristamente, « ma colla speranza di rivedervi, e con quella di offrire il mio rispetto e la mia servitù ai vostri parenti. La vostra bocca mi confermi in tale speranza.
— I miei parenti si chiameranno fortunatissimi di far la conoscenza d'un antico amico del padre mio. »
Valancourt le baciò la mano, e restarono immobili senza potersi allontanare. Emilia taceva, teneva gli occhi bassi, e quelli di Valancourt stavano fissi in lei. In quel punto, udirono camminare frettolosamente dietro al platano.
La fanciulla, voltandosi, vide la signora Cheron; arrossì, e fu assalita da improvviso tremito; pure si alzò, e corse incontro alla zia.
« Buon giorno, nipote mia, » disse la Cheron gettando uno sguardo di sorpresa e curiosità su Valancourt, « buon giorno, nipote mia, come state? Ma la domanda è inutile; il vostro volto indica bastantemente che vi siete già consolata della vostra perdita.