— Il mio volto in tal caso mi fa torto, signora; la perdita da me fatta non può mai essere riparata.

— Bene!... Bene!... non voglio affliggervi. Voi somigliate moltissimo a vostro padre... e certo sarebbe stata una fortuna pel pover'uomo se avesse avuto un carattere diverso. »

Emilia non volle replicare, e le presentò l'afflitto Valancourt; il giovane rispettosamente salutò la signora Cheron, la quale gli restituì una fredda riverenza, guardandolo con piglio sdegnoso. Dopo qualche momento egli si congedò da Emilia con un'aria che le faceva bastantemente conoscere il suo dolore di allontanarsi, e lasciarla in compagnia della zia.

« Chi è quel giovine? » disse questa con asprezza; « suppongo sarà uno dei vostri adoratori; ma io credeva, nipote mia, che aveste un po' più rispetto delle convenienze, per ricevere le visite d'un giovinetto nello stato di solitudine in cui siete. Il mondo osserva questi falli; se ne parlerà, credetelo a me, che ho più esperienza di voi. »

Emilia, punta da un rimprovero così violento, avrebbe voluto interromperla, ma la zia continuò: « È necessariissimo che vi troviate sotto la direzione d'una persona in grado di guidarvi più di quello che possiate farlo voi stessa. In verità, ho poco tempo per un compito tale; nondimeno, giacchè il vostro povero padre, negli ultimi istanti di sua vita, mi ha pregato di vegliare sulla vostra condotta, sono obbligata d'incaricarmene; ma sappiate, nipote cara, che se non vi determinate alla massima docilità, non mi tormenterò troppo a riguardo vostro. »

Emilia non si provò neppure a rispondere. Il dolore, l'orgoglio ed il sentimento della sua innocenza la contennero fino al momento in cui la zia aggiunse: « Io son venuta a prendervi per condurvi a Tolosa; mi dispiace però che vostro padre sia morto con sì tenue sostanza: malgrado ciò, vi prenderò in casa mia. Quel benedetto vostro padre è stato sempre più generoso che previdente; in caso diverso egli non avrebbe lasciato sua figlia alla discrezione dei parenti.

— E così appunto non ha fatto, » disse Emilia freddamente; « il disordine della sua fortuna non proviene tutto da quella nobile generosità che lo distingueva: gli affari del signor Motteville possono accomodarsi, come spero, senza rovinare i creditori, e fino a quell'epoca mi stimerò fortunatissima di risiedere nella valle.

— Non ne dubito, » rispose la Cheron, con un sorriso pieno d'ironia. « Oh! non ne dubito; e vedo quanto la tranquillità ed il ritiro furono salutari al ristabilimento del vostro spirito. Non vi credeva capace, nipote mia, di una simile doppiezza. Quando mi allegavate questa scusa, io ci credeva in buona fede, e non mi aspettava certo di trovarvi in una compagnia tanto amabile come quella del signor La.... Va.... me ne sono scordata il nome. Si vede che osservate bene le convenienze!... »

Emilia si fece di fuoco, raccontò la relazione di Valancourt e di suo padre, la circostanza della pistolettata, e il seguito de' loro viaggi; vi aggiunse l'incontro fortuito del giorno precedente, e confessò infine che Valancourt le aveva dimostrato qualche interesse, e domandato il permesso di rivolgersi a' suoi parenti.

« E chi è quel giovine avventuriere? » disse la Cheron; « quali sono le sue pretese?