CAPITOLO X
La carrozza che doveva condurre Emilia e la zia a Tolosa fu alla porta di buonissim'ora. La signora Cheron comparve alla colazione prima che vi giungesse la nipote, e piccata dall'abbattimento in cui la vide quando comparve, glielo rimproverò in un modo poco acconcio a farlo cessare. Non senza molta difficoltà, Emilia potè ottenere di condur seco il cane tanto amato da suo padre. La zia, premurosa di partire, fece avanzare la carrozza; la vecchia Teresa stava sulla porta per congedarsi dalla sua padrona. « Dio vi accompagni, signorina, » le disse.
Emilia non potè rispondere che stringendole teneramente la mano.
Molti degl'infelici che ricevevano soccorsi da suo padre, erano dinanzi alla porta del giardino, e venivano per salutare l'afflittissima Emilia. Essa distribuì tutto il danaro che aveva in tasca, e si ritirò nella carrozza con un profondo sospiro. I precipizi, l'altezza gigantesca dei Pirenei, e tutte le altre magnifiche vedute, rammentarono a Emilia mille interessanti rimembranze; ma questi oggetti d'ammirazione entusiastica, non eccitavano più allora in lei che il dolore ed i dispiaceri.
Valancourt intanto era ritornato a Estuvière col cuore tutto pieno di Emilia. Qualche volta si abbandonava ai sogni di un avvenire felice, più spesso cedeva alle inquietudini, e fremeva dell'opposizione che potrebbe trovare nei parenti di Emilia. Egli era l'ultimo figlio di un'antica famiglia di Guascogna. Avendo perduto i genitori nell'infanzia, la sua educazione e la sua tenue legittima erano state affidate al conte Duverney, suo fratello maggiore di vent'anni. Egli aveva un'elevazione di spirito ed una grandezza d'animo che lo facevano brillare negli esercizi in allora chiamati eroici. La sua sostanza era diminuita ancora per le spese della sua educazione; ma il fratello maggiore parea pensare forse che il suo genio e i suoi talenti avrebbero supplito alle ingiurie della fortuna; offrivano essi una prospettiva brillante a Valancourt nella carriera militare, il solo allora che potesse essere abbracciato ragionevolmente da un gentiluomo; ed in conseguenza entrò al servizio.
Aveva ottenuto un congedo dal reggimento, quando intraprese il viaggio dei Pirenei, all'epoca in cui aveva conosciuto Sant'Aubert. Il suo permesso stando per ispirare, aveva perciò maggior premura di presentarsi ai parenti di Emilia: temeva di trovarli contrari ai suoi voti. Il suo patrimonio, col mediocre supplemento di quello di Emilia, sarebbe bastato ad entrambi, ma non potea soddisfare nè la vanità, nè l'ambizione.
Frattanto le nostre viaggiatrici avanzavano: Emilia si sforzava di mostrarsi contenta, e ricadeva nel silenzio e nell'abbattimento. La Cheron attribuiva la sua malinconia al dispiacere di allontanarsi dall'amante; persuasa che il dolore della nipote per la morte del padre non fosse che un'affettazione di sensibilità, costei faceva di tutto per metterlo in ridicolo.
Finalmente giunsero a Tolosa. Emilia essendovi stata molti anni addietro, glie n'era rimasta una debolissima rimembranza. Restò sorpresa del fasto della casa e dei mobili; forse la modesta eleganza cui era assuefatta, fu la cagione del suo stupore. Seguì la Cheron traverso una vasta anticamera piena di servi vestiti di ricche livree, entrò in un bel salotto ornato con più magnificenza che gusto, e la zia ordinò che servissero la cena.
« Son contenta di trovarmi nel mio castello, » diss'ella abbandonandosi su di un gran canapè; « ci ho tutta la mia gente intorno; detesto i viaggi, sebbene dovessi amarli, perchè tutto ciò che vedo fuori di qua, mi fa sempre trovare ogni cosa più bella nel mio palazzo. Ebbene! non dite nulla? Perchè sì muta, Emilia? »
Questa trattenne le lacrimo che le sfuggivano, e finse di sorridere. La sua zia si diffuse molto sullo splendore della casa, sulle conversazioni, e finalmente su ciò che aspettava da Emilia, il cui riserbo e la cui timidezza passavano ai di lei occhi per orgoglio ed ignoranza. Ne prese motivo par rimproverarla, non conoscendo ciò ch'è necessario per guidare uno spirito, il quale, diffidando delle proprie forze, possedendo un discernimento delicato, e immaginandosi che gli altri abbiano maggiori lumi, teme di esporsi alla critica, e cerca rifugio nell'oscurità del silenzio.