Il giorno dopo essa fu chiamata dalla zia, la quale ardeva di collera, e che, appena la vide, le presentò una lettera.

« Conoscete voi questo carattere? » le disse con voce severa, e guardandola fiso, mentre Emilia esaminava la lettera con attenzione.

— No, signora, io non lo conosco, » le rispose.

— Non mi fate perder la pazienza, » disse la zia; « voi lo conoscete, confessatelo subito, esigo che diciate la verità. »

Emilia taceva e stava per uscire. La Cheron la richiamò.

« Oh! voi siete colpevole: vedo adesso che conoscete il carattere.

— Ma se ne dubitavate, signora, » disse Emilia con dignità, « perchè accusarmi di aver detto una bugia?

— È inutile negarlo, » disse la signora Cheron; « vedo dal vostro contegno che voi non ignorate il contenuto di questa lettera. Son sicurissima che in casa mia, e senza mia saputa, avete ricevute lettere da quel giovine insolente. »

Emilia, indispettita dalla villania di quell'accusa, ruppe il silenzio, e si sforzò di giustificarsi, ma senza convincere la zia.

« Non posso supporre che quel giovine avrebbe ardito scrivermi, se voi non l'aveste incoraggito.