— Mi permetterete di rammentarvi, signora, » disse Emilia con voce timida, « alcune particolarità d'un colloquio che avemmo insieme a casa mia: vi dissi allora con franchezza di non essermi opposta che il signor Valancourt s'indirizzasse alla mia famiglia.

— Non voglio essere interrotta, » disse la signora Cheron; « io.... io... perchè non gliel'avete proibito? » Emilia non rispose. « Un uomo sconosciuto a tutti, assolutamente straniero; un avventuriere che corre dietro ad una ricca fanciulla! Ma almeno, sotto questo rapporto, si può dire ch'egli si è ingannato d'assai.

— Ve l'ho già detto, signora, la sua famiglia era conosciuta da mio padre, » disse Emilia modestamente, e fingendo di non avere udita l'ultima frase.

— Oh! non mi fido niente affatto del suo giudizio favorevole, » replicò la zia colla sua solita leggerezza. « Egli aveva idee così guaste! Giudicava la gente alla fisonomia.

— Signora, poco fa mi credevate colpevole, eppur lo giudicavate dalla mia fisonomia. »

Emilia si permise questo rimprovero per rispondere in qualche modo al tuono poco rispettoso col quale la Cheron parlava di suo padre.

« Vi ho fatta chiamare, » soggiunse la zia, « per significarvi che non intendo essere importunata dalle lettere o dalle visite di tutti i giovinastri che pretenderanno adorarvi. Questo signor di Valla... non so come lo chiamate, ha l'impertinenza di chiedermi che gli permetta di offerirmi i suoi rispetti; ma gli risponderò come va. Quanto a voi, Emilia, lo ripeto una volta per sempre, se non vi uniformate alla mia volontà, non m'inquieterò più per la vostra educazione, e vi metterò in un convento.

— Ah! signora, » disse Emilia struggendosi in lacrime, « come posso io aver meritato questo trattamento? »

La Cheron in quell'istante avrebbe potuto ottenere da lei la promessa di rinunziare per sempre a Valancourt. Colta dal terrore, non voleva più acconsentire a rivederlo; temeva d'ingannarsi, e temeva finalmente di non essere stata abbastanza riservata nella conferenza avuta alla valle. Sapeva benissimo di non meritare i sospetti odiosi formati dalla zia, ma era tormentata da infiniti scrupoli. Divenuta timida, e dubitando di far male, risolse di obbedire a qualunque suo comando, e glie ne fece conoscere l'intenzione; ma la Cheron non le prestava fede, e non iscorgeva in lei che l'artifizio, o la paura.

« Promettetemi, » disse alla nipote, « che non vedrete quel giovine, e non gli scriverete senza mio permesso.