— Certo che glie l'ho fatta! non dovevate credermi imprudente tanto da pensare che l'avrei trascurata.
— Cielo » sclamò la fanciulla; « quale idea si farà egli di me, signora, se voi stessa gli dimostrate tali sospetti?
— L'opinione che si farà di voi, » ripigliò la zia, « è d'or innanzi di pochissima conseguenza. Ho messo fine a questa faccenda, e credo che avrà qualche opinione della mia prudenza. Gli lasciai travedere che non era una stolida, e soprattutto non tanto compiacente da soffrire un commercio clandestino in casa mia. Quanto fu indiscreto vostro padre, » continuò poi, « d'avermi lasciata la cura della vostra condotta! Vorrei vedervi accasata; se dovessi trovarmi importunata più a lungo da quel signor Valancourt, o da altri pari a lui, vi metterò certamente in un chiostro. Ricordatevi dunque dell'alternativa. Quell'audace ha avuto l'impertinenza di confessarmi che la sua sostanza è tenuissima, ch'egli dipende da suo fratello maggiore, e che questa sostanza dipende dal suo avanzamento nella carriera militare. Stolto! avrebbe almeno dovuto nascondermelo se voleva persuadermi. Egli aveva dunque la presunzione di supporre ch'io avrei maritata mia nipote ad un uomo nullatenente, ad un miserabile che lo confessa egli stesso... »
Emilia fu sensibile alla sincera confessione fatta da Valancourt; e quantunque la sua povertà rovesciasse le loro speranze, la franchezza della sua condotta le cagionò un piacere che superò momentaneamente tutti i suoi affanni.
La Cheron continuò: « Egli ha altresì creduto bene di dirmi che non avrebbe ricevuto il suo congedo se non da voi, ciò ch'io negai positivamente. Conoscerà così esser sufficientissimo che non lo aggradisca io, e colgo questa occasione di ripeterlo: se voi concerterete con lui il menomo abboccamento a mia insaputa, preparatevi ad uscir di casa mia all'istante.
— Come mi conoscete poco, se credete che sia, necessario un ordine simile! »
La signora Cheron si mise alla toletta, essendo invitata per quella sera ad una conversazione. Emilia avrebbe voluto dispensarsi dall'accompagnarla, ma non ardì domandarlo pel timore d'una falsa interpretazione. Quando fu nella sua camera, diè libero sfogo al proprio dolore: si ricordò che Valancourt, sempre più amabile per lei, era bandito dalla sua presenza, e forse per sempre. Essa impiegò nel pianto quel tempo che la zia consacrava ad abbigliarsi. Quando si rividero a tavola, i suoi occhi tradivano le lacrime, e ne fu duramente rimproverata. Fece grandi sforzi per parer lieta, nè le riuscirono affatto infruttuosi.
Andò colla zia dalla signora Clairval, vedova di certa età, e stabilita da poco tempo a Tolosa in una villa del marito. Ella aveva vissuto diversi anni a Parigi con molta eleganza: era naturalmente allegra, e dopo il suo arrivo a Tolosa, aveva date le più belle feste che vi fossero vedute.
Tutto ciò eccitava non solo l'invidia, ma anche la frivola ambizione della signora Cheron, e non potendo gareggiare nel fasto e nella spesa, voleva almeno esser creduta l'intima amica della Clairval.
A tal uopo, le usava le maggiori cortesie; e quando si trattava di essere invitata da lei, taceva qualunque altro impegno. Ne parlava da per tutto, e si dava grandi arie d'importanza, facendo credere che fossero amiche intrinseche.