— Egli ha, » disse Cavignì, « un affare particolare col marchese Larivière, che, da quanto vedo, l'ha occupato fino ad ora, perchè non avrebbe mancato al certo di venire ad offrirvi i suoi omaggi. »
Da tutto quel che intese, Emilia credè accorgersi che Montoni corteggiava seriamente la zia, e che non solo essa lo aggradiva, ma si occupava con gelosia delle di lui menome negligenze. Che la signora Cheron, alla sua età, volesse scegliere un secondo sposo, sembrava partito ridicolo; pure, la di lei vanità non lo rendeva impossibile; ma che, col suo spirito, il suo volto e le sue pretese, Montoni potesse scegliere la zia, ecco ciò che sorprendeva Emilia. I suoi pensieri però non fissaronsi a lungo su questo oggetto; essa era tormentata da interessi più pressanti. Valancourt, rifiutato dalla zia, Valancourt aveva ballato con una bella giovine signora... Traversando il giardino, essa guardava da tutte le parti, sperando, e temendo di vederlo comparire nella folla. Nol vide, e la pena che ne risentì le fece conoscere aver ella più sperato che temuto.
Montoni le raggiunse di lì a poco, e balbettò qualche parola sul dispiacere d'essere stato tanto tempo occupato altrove. La zia ricevè questa scusa coll'aria dispettosa d'una bambina, ed affettò di parlar soltanto a Cavignì, il quale, guardando Montoni ironicamente, parea volergli dire: « Io non abuserò del mio trionfo, e sosterrò la mia gloria con tutta umiltà. »
La cena fu servita nei vari padiglioni del giardino ed in una gran sala del castello; la Cheron e la sua comitiva vi cenarono insieme alla signora Clairval, ed Emilia potè reprimere a stento l'emozione, quando vide Valancourt prender posto alla medesima tavola dov'era lei. La zia lo vide egualmente, e chiese al vicino: « Chi è quel giovine?
— È il cavaliere Valancourt, » le fu risposto.
— So anch'io il suo nome, » soggiuns'ella; « ma chi è mai cotesto cavaliere Valancourt che s'introduce a questa tavola? »
L'attenzione della persona da lei interrogata fu distratta prima di ottenerne risposta. La tavola era lunghissima; Valancourt stava verso il mezzo colla sua compagna, ed Emilia, ch'era in un angolo della medesima, non l'aveva ancora veduta; ciò le diede motivo di fare mille riflessioni tutte egualmente per lei disgustose.
Le osservazioni su tal proposito facevano il tema di una conversazione indifferente, e qualcuno si compiaceva d'indirizzarle alla signora Cheron, sempre intenta ad avvilire Valancourt.
« Ammiro quella bella signora, » diss'ella, « ma condanno la sua scelta.
— Oh! il cavaliere Valancourt è il giovine più amabile ch'io conosca, » rispose la signora alla quale era stato rivolto quel discorso; « si dice perfino che la signora Demery lo sposerà quanto prima, e gli porterà in dote le sue ricchezze.