Mentre la società gustava rinfreschi di frutti e gelati, i suonatori nell'altra barca eseguivano deliziose melodie: il conte, seduto accanto ad Emilia, occupavasi di lei sola, e le prodigava con voce soave ed appassionata complimenti, il cui senso non poteva esser dubbioso; per evitarli, essa parlava colla signora Livona, e prendeva con lui un tuono riservato ed imponente, ma troppo dolce per contenere le di lui sollecitudini. Egli non poteva vedere, nè ascoltare altri che Emilia, e non poteva parlare che a lei. Cavignì l'osservava con mal umore, e la fanciulla con imbarazzo.

Sbarcarono tutti alla piazza San Marco; la serenità della notte determinò la Montoni ad accettare le proposte del conte, di passare cioè alcun tempo prima di andare a cena, al di lui casino col resto della società. Se qualche cosa avesse potuto dissipare gli affanni di Emilia, sarebbe stata per certo la novità di tutto ciò che la circondava, gli ornamenti dei ricchi palazzi ed il tumulto delle maschere.

Finalmente recaronsi al casino, ornato col miglior gusto: eravi preparata una splendida cena; ma quivi il contegno riserbato di Emilia fece comprendere al conte quanto gli fosse necessario il favore della Montoni; la condiscendenza da essa già dimostratagli gl'impediva di giudicare l'impresa molto difficile; rivolse allora parte delle sue attenzioni sulla zia, la quale fu talmente lusingata di tale distinzione, che non potè dissimulare la gioia, e prima della fine della cena il conte possedeva tutta la sua stima. Quand'egli si dirigea a lei, il suo volto accigliato si rasserenava, e sorridea a tutte le sue parole, gradiva tutte le di lui proposte: Morano la invitò colla società a prendere il caffè nel suo palco al teatro per la sera dopo; Emilia, avendo inteso ch'ella accettava, non si occupò più che di trovare una scusa per dispensarsene.

Era già tardi quando s'imbarcarono; la sorpresa d'Emilia fu estrema, allorchè, uscendo dal casino, vide il sole sorgere dall'Adriatico, e la piazza San Marco tuttavia piena di gente. Il sonno da gran pezza le aggravava le palpebre; la frescura del vento marino la ravvivò, ed essa sarebbe partita di colà con rincrescimento, se non fosse stata la presenza del conte, il quale volle assolutamente accompagnar le signore fino a casa. Montoni non era tornato ancora: la di lui moglie entrò nelle proprie stanze, e liberò Emilia dalla noia della sua compagnia.

Montoni tornò tardi ed era furente: aveva fatto una grossa perdita; prima di coricarsi, volle parlare a quattr'occhi con Cavignì, e l'aria di quest'ultimo fece conoscere abbastanza il dì seguente che il soggetto della conferenza eragli riuscito poco gradevole.

La Montoni, che per tutto il dì era stata taciturna e pensierosa, ricevè verso sera alcune Veneziane, la cui affabilità piacque assai ad Emilia. Queste signore avevano un'aria di scioltezza e cordialità inesprimibile co' forestieri; parevan conoscerli da molto tempo; la loro conversazione era a vicenda tenera, sentimentale e briosa. La Montoni istessa, che non aveva veruna attrattiva per quel genere di trattenimento, e la cui asciuttezza e l'egoismo contrastavano sovente all'eccesso colla loro squisita cortesia, ella stessa non potè essere insensibile alle loro grazie.

Cavignì andò a trovar le signore alla sera: Montoni aveva altri impegni. S'imbarcarono esse nella gondola per andare alla piazza San Marco, ove il concorso era numeroso. Dopo una breve passeggiata, si misero a sedere alla porta di un casino; e mentre Cavignì faceva portare il caffè e gelati, arrivò il conte Morano. S'avvicinò ad Emilia con aria d'impazienza e di piacere, che, unita alle di lui attenzioni della sera precedente, l'obbligarono a riceverlo con timida riservatezza.

Era quasi mezzanotte allorchè andarono al teatro. Emilia nell'entrarvi, si rammentò tutto ciò che aveva veduto, e ne fu meno abbagliata. Tutto lo splendore dell'arte le pareva inferiore alla semplicità della natura. Il suo cuore non era commosso dall'ammirazione come alla vista dell'immenso Oceano e della grandezza de' cieli, al fragor dell'onde tumultuanti, alle melodie d'una musica campestre. Tai memorie doveano renderle insipida la scena affettata che le s'offriva allo sguardo.

Scorsero così varie settimane, nelle quali Emilia si compiacque a considerare un teatro i costumi tanto opposti ai francesi; ma il conte Morano vi si trovava troppo frequentemente per la di lei tranquillità. Le sue grazie, la sua figura, le sue belle doti, che facevano l'ammirazione generale, avrebbero forse interessato anche Emilia, se il suo cuore non fosse stato prevenuto per Valancourt. Fors'anco avrebbe fatto meglio a mettere meno pertinacia nelle sue premure. Qualche tratto del suo carattere che rivelò, indisposero Emilia, e la prevennero contro le di lui migliori qualità.

Poco dopo il suo arrivo a Venezia, Montoni ricevè una lettera da Quesnel, che gli annunziava la morte dello zio della propria moglie nella sua villa sulla Brenta, ed il suo progetto di venir tosto a prender possesso di cotesta casa e degli altri beni toccatigli. Questo zio era fratello della madre della signora Quesnel. Montoni eragli parente da parte di padre, e sebbene non avesse nulla a pretendere da cotesta ricca eredità, non potè nascondere tutta l'invidia che tale notizia suscitavagli in cuore.