« Teresa mi ha detto aver ricevuto una lettera da lui, annunziandole che il castello era affittato, che non c'era più bisogno del suo servizio, e che avesse a sloggiare entro una settimana. Qualche giorno prima di ricevere questa lettera, ella era stata sorpresa dall'arrivo del signor Quesnel e di un forestiero, i quali avevano esaminato partitamente il castello. »
Verso la fine della lettera datata una settimana dopo quest'ultima frase, Valancourt soggiungea:
« Prima di partire pel reggimento, sono andato stamattina alla valle. Ho saputo che il locatario vi è già alloggiato, e che Teresa n'è partita. Ho procurato di aver notizie sul carattere di cotesto signore, ma indarno. La peschiera era sempre aperta. Vi andai, e vi passai un'ora, pascendomi dell'immagine della mia cara Emilia. O Emilia mia! sicuramente noi non siamo separati per sempre, sì, lo spero, e vivremo l'uno per l'altro. »
Questa lettera le fece versar molte lacrime, ma lacrime di tenerezza e soddisfazione, sentendo che Valancourt stava bene di salute, e che il suo affetto per lei non era indebolito nè dal tempo, nè dalla lontananza. Quanto alla notizia che le dava intorno al suo castello, era stupita ed offesa che Quesnel l'avesse affittato senza degnarsi neppure di consultarla. Questo procedere provava evidentemente a qual punto egli credesse assoluta la sua autorità ed illimitati i suoi poteri nell'amministrazione del di lei patrimonio. È vero che prima della sua partenza le aveva proposto di affittare que' fondi, e per riguardo ad economia essa non aveva fatta obbiezione alcuna; ma affidare al capriccio d'uno straniero i beni e la casa paterna, privarla di un asilo sicuro nel caso che qualche disgraziata circostanza potesse renderglielo necessario; ecco ciò che l'aveva decisa ad opporvisi forte. Sant'Aubert, negli ultimi momenti della sua vita, aveva ricevuto da lei la promessa solenne di non disporre mai del castello, e, soffrendone la locazione, questa promessa era violata. Era troppo evidente che Quesnel non aveva fatto caso delle di lei obbiezioni, e considerava come indifferente tutto ciò che si opponeva ai soli vantaggi pecuniari. Pareva eziandio ch'egli non si fosse degnato d'informare Montoni di tale operazione, giacchè quest'ultimo non avrebbe avuto alcun motivo per nascondergliela, se gli fosse stata nota. Tale condotta spiacque forte ad Emilia e la sorprese; ma ciò che l'afflisse maggiormente fu il licenziamento della vecchia e fedel serva del padre suo. « Povera Teresa, » diceva Emilia, « tu non puoi avere accumulato nulla del tuo salario; tu eri caritatevole cogli infelici, e credevi morire in quella casa ove hai passato il fiore degli anni! Povera Teresa! Ora ti hanno scacciata nella tua vecchiaia, e sarai costretta d'andare mendicando un tozzo di pane! »
E piangeva amaramente mentre faceva queste riflessioni, pensando a quel che avrebbe potuto fare per Teresa, e al modo di spiegarsi in proposito con Quesnel. Temeva assai che la di lui anima insensibile non fosse capace di pietà. Volle informarsi se nelle sue lettere a Montoni colui facesse menzione de' suoi affari; lo zio la fece pregare, di lì a poco, di passare nel suo gabinetto, e immaginandosi che egli volesse comunicarle qualche passo di lettera di Quesnel relativo all'affare della valle, vi andò tosto e lo trovò solo.
« Io scrivo al signor Quesnel, » le disse egli, allorchè la vide entrare, « in risposta ad una lettera che ho ricevuto ultimamente. Desiderava parlarvi sopra un articolo di questa lettera.
— Anch'io desiderava intertenermi con voi di tal soggetto, » rispose Emilia.
— È una cosa interessantissima per voi, » soggiunse Montoni; « voi la vedrete al certo sotto il medesimo aspetto di me, poichè non si può vederla diversamente; converrete adunque che qualunque obbiezione fondata sul sentimento, come si dice, deve cedere a considerazioni d'un vantaggio più positivo.
— Accordandovi questo, » disse Emilia modestamente, « mi pare che nel calcolo dovrebbero entrare anche le considerazioni d'umanità; ma temo non sia troppo tardi per deliberare a tal proposito, e mi spiace che non sia più in mio potere di rigettarlo.
— È troppo tardi, » disse Montoni; « ma piacemi vedere che vi sottomettete alla ragione e alla necessità, senza abbandonarvi a querele inutili. Applaudisco assaissimo a tale condotta, la quale annunzia una forza d'animo di cui il vostro sesso è difficilmente capace. Quando avrete qualche anno di più, riconoscerete il servizio che vi fanno gli amici vostri, allontanandovi dalle romanzesche illusioni del sentimento. Non ho ancora chiusa la lettera, e potete aggiungervi qualche linea per informar lo zio del vostro consenso: lo vedrete fra breve, essendo mia intenzione di condurvi fra pochi giorni a Miarenti con mia moglie; così potrete discorrere di quest'affare. »