— Negherete voi quello che scriveste al signor Quesnel vostro zio? Se ardite farlo, il vostro carattere attesterà contro di voi. Che potete dire adesso? » continuò Montoni, prevalendosi del silenzio e della confusione d'Emilia.
— Mi accorgo, signore, che siete in un grand'abbaglio, e ch'io stessa fui ingannata.
— Non più finzioni, ve ne prego. Siate franca e sincera, se è possibile.
— Io sono stata sempre tale, signore, e non men fo al certo nessun merito. Non ho alcun motivo di fingere.
— Cosa vuol dir tutto questo? » esclamò Morano alquanto commosso.
— Sospendete il vostro giudizio, conte, » replicò Montoni; « le idee d'una donna sono impenetrabili. Ora, si venga alla spiegazione....
— Scusatemi, signore, se io sospendo questa spiegazione fino al momento in cui voi sembrerete più disposto alla fiducia; tutto quel ch'io potrei dire adesso non servirebbe che ad espormi ad insulti.
— Spiegatevi ve ne prego, » disse Morano.
— Parlate, » soggiunse Montoni, « vi accordo tutta la fiducia; sentiamo.
— Permettete che vi porti ad uno schiarimento, facendovi una domanda.