— Mille se v'aggrada, » disse Montoni sdegnosamente.
— Qual era il tema della vostra lettera al signor Quesnel?
— Eh! qual poteva mai essere? L'offerta onorifica del conte Morano.
— Allora, signore, noi ci siamo ingannati stranamente entrambi.
— Noi ci siamo spiegati male, suppongo, nel colloquio precedente alla lettera. Devo rendervi giustizia; siete molto ingegnosa nel far nascere un malinteso. »
Emilia procurava di trattenere le lagrime e risponderete con fermezza. « Permettetemi, signore, di spiegarmi intieramente, o di tacer del tutto.
— Montoni, » gridò il conte, « lasciatemi patrocinare la mia propria causa; è chiaro che voi non potete farci nulla.
— Qualunque discorso a tal proposito, » disse Emilia, « è inutile; se volete farmi grazia, non prolungatelo.
— È impossibile, signora, ch'io soffochi una passione che forma l'incanto ed il tormento della mia vita. V'amerò sempre, e vi perseguiterò con ardore instancabile; quando sarete convinta della forza e costanza della mia passione, il vostro cuore cederà alla pietà, e forse al ravvedimento. »
Un raggio di luna, cadendo sul volto di Morano, scoperse il turbamento e l'agitazione dell'anima sua. D'improvviso esclamò: « È troppo, signor Montoni, voi m'ingannaste, e vi domando soddisfazione.