« Non dovete aspettarvi nessuna condiscendenza da me, » le disse: « ho già dato il mio voto, ed il signor Montoni ha ragione di estorcere il vostro consenso con tutti i mezzi che sono in suo potere. Quando la gioventù s'accieca su' suoi veri interessi, e se ne allontana ostinatamente, la maggior fortuna che possa avere è quella di trovare amici che si oppongano alle loro follie. Ditemi, in grazia, se, per la vostra nascita, potevate aspirare ad un partito così vantaggioso, come quello che vi è offerto?
— No, signora, » rispose Emilia; « io non ho l'orgoglio di pretendere...
— Non si può negare che non ne abbiate una buona dose. Il mio povero fratello, vostro padre, era anch'egli molto orgoglioso; ma, in verità, bisogna confessarlo, la fortuna non lo favoriva troppo. »
Sdegnata per questa maligna allusione al padre, ed incapace di rispondere con sufficiente moderazione, Emilia esitò un momento confusa; la zia ne trionfava; finalmente le disse: « L'orgoglio di mio padre, signora, aveva un oggetto nobilissimo; la sola felicità ch'ei conoscesse, veniva dalla bontà, educazione e carità sua verso il prossimo. Egli non la fece mai consistere nel superar gli altri in ricchezza, nè era umiliato della sua inferiorità a tal riguardo. Non respigneva i miseri e gli sventurati. Disprezzava talvolta quelle persone le quali, in seno alla prosperità, si rendevano invise a forza di vanità, d'ignoranza e di crudeltà. Io farò dunque consistere la mia gloria nell'imitarlo.
— Non ho la pretensione, nipote mia, di comprendere quest'accozzaglia di bei sentimenti; ne lascio tutta la gloria a voi; ma vorrei insegnarvi un poco di buon senso, e non vedervi la maravigliosa saviezza di sprezzare la vostra felicità. Non mi vanto d'una educazione tanto raffinata come quella che vostro padre si piacque di darvi, ma mi contento d'un po' di senso comune. Sarebbe stata una vera fortuna, per vostro padre e per voi, se vi avesse insegnato ad adoprarlo. »
Emilia, offesa sensibilmente da simili riflessioni sulla memoria del padre, disprezzando questo discorso, la lasciò d'improvviso e ritirossi nella sua camera.
Ne' pochi giorni che scorsero da questo colloquio alla partenza per Miarenti, Montoni non rivolse mai una parola alla nipote; i di lui sguardi esprimevano il suo risentimento; ma Emilia era molto sorpresa com'egli potesse astenersi dal rinnovare il soggetto. Lo fu viemaggiormente vedendo che, negli ultimi tre giorni, il conte non comparve, e che Montoni non ne pronunziò neppure il nome. Parecchie congetture le si affacciarono alla mente; temeva talora che la lite si fosse rinnovata, e fosse riuscita fatale al conte; qualche volta inclinava a credere che la stanchezza e il disgusto fossero state la conseguenza del di lei rifiuto, e ch'egli avesse abbandonato i suoi progetti; da ultimo, s'immaginava che il conte ricorresse allo strattagemma di sospendere le sue visite, ottenendo da Montoni che non lo nominasse, nella speranza che la gratitudine e la generosità opererebbero molto su lei, e determinerebbero un consenso ch'egli non attendeva più dall'amore. Passava il tempo in queste vane congetture, cedendo volt'a volta alla speranza ed all'amore: partirono infine per Miarenti, e quel giorno, come gli altri, il conte non comparve, nè si parlò menomamente di lui.
Montoni avendo deciso di non partir da Venezia prima di sera, per evitare il caldo e godere il fresco della notte, s'imbarcarono per giungere alla Brenta un'ora prima del tramonto. Emilia, seduta sola a poppa, contemplava in silenzio gli oggetti che fuggivano a misura che la barca inoltrava: vedeva i palazzi sparire a poco a poco confusi coll'onde; ben presto le stelle succedettero agli ultimi raggi del sole, ed una notte fresca e tranquilla l'invitò a dolci meditazioni, turbate sol dal romore momentaneo dei remi, e dal lieve mormorio delle acque.
Giunti alle bocche della Brenta, si attaccarono alla barca i cavalli, e la fecero avanzare speditamente fra due sponde ornate a vicenda d'alberi altissimi, di ricchi palagi, di giardini deliziosi, e di boschetti odorosi di mirti e d'aranci. Allora affacciaronsi alla fanciulla tenere memorie; pensò alle belle sere passate nella sua valle, ed a quelle trascorse con Valancourt presso Tolosa ne' giardini della zia. Perduta in tristi riflessioni, e spesso colle lagrime agli occhi, ne fu scossa d'improvviso dalla voce di Montoni, che l'invitava a prender qualche rinfresco. Recatasi nella cabina, vi trovò la zia sola. La fisonomia di questa era accesa di collera, prodotta, a quanto parea, da un colloquio avuto col marito. Questi la guardava con aria di corruccio e disprezzo, e per qualche tempo restarono ambedue in perfetto silenzio. Montoni parlò ad Emilia di Quesnel.
« Mi lusingo, non vorrete persistere nel sostenere che ignoravate il soggetto della mia lettera.