— Dopo il vostro silenzio mi era figurata, o signore, che non fosse più necessario d'insistere, e che avreste riconosciuto il vostro errore.

— Avevate sperato l'impossibile, » sclamò Montoni; « mi sarei dovuto aspettare dal vostro sesso una sincerità ed una condotta più riflessiva, colla stessa facilità con cui voi poteste immaginarvi di convincermi d'errore. »

Emilia arrossì, e non parlò più. Conobbe allora troppo chiaramente che aveva di fatti sperato l'impossibile, e che laddove eravi stato errore volontario, non si poteva sperare di convincere; era evidente che la condotta di Montoni non era stata l'effetto di un malinteso, ma quello d'un piano concertato.

Impaziente di sottrarsi ad un colloquio tanto dispiacevole ed umiliante per lei, Emilia tornò fuori a sedere a poppa. Là almeno le veniva accordato dalla natura quella quiete che le ricusava Montoni.

Quando, svegliata dalla voce d'una guida o da qualche movimento nella barca, essa ricadea nelle sue riflessioni, pensava all'accoglienza che le farebbero i coniugi Quesnel, e che cosa direbbe a proposito della valle. Poi cercava distogliere lo spirito da un soggetto tanto fastidioso, divertendosi a contemplare i tratti del bel paese illuminato dalla luna. Mentre la sua imaginazione distraevasi così, scoprì un edifizio che s'innalzava al disopra degli alberi. Man mano che la barca inoltrava, udiva rumor di voci; in breve distinse l'alto portico d'una bella casa ombreggiata da pini e pioppi, e la riconobbe per la casa medesima statale già mostrata come proprietà del parente della signora Quesnel.

La barca si fermò vicino ad una scala marmorea che conduceva sotto il portico, il quale era illuminato. Montoni sbarcò colla sua famiglia, e trovarono i coniugi Quesnel in mezzo agli amici, assisi su sofà, che godevano il fresco della notte mangiando frutti e gelati, mentre alcuni suonatori, in qualche distanza, facevano una bella serenata. Emilia era già avvezza ai costumi dei paesi caldi, e non fu sorpresa di trovar quei signori di fuori dal loro portico a due ore dopo mezzanotte.

Fatti i soliti complimenti, la compagnia prese posto sotto il portico, e da una sala vicina le furono serviti rinfreschi squisitissimi. Cessato il piccolo tumulto dell'arrivo, e quando Emilia si fu rimessa dal turbamento provato in barca fu sorpresa dalla bellezza singolare di quel luogo, e dai comodi che offriva per guarentirsi dalle molestie della stagione. Era una rotonda a cupola scoperta di marmo bianco, sostenuta da colonnati della medesima materia. Le due ali guardavano su lunghi cortili, lasciando vedere immense gradinate sulle sponde del fiume. Una fontana in mezzo, co' suoi zampilli, formava, cadendo un piacevole mormorio, e l'odore soave dei fiori profumava quel luogo delizioso.

Quesnel parlò dei propri affari col suo tuono ordinario d'importanza. Vantò i nuovi acquisti, e compianse con affettazione Montoni delle recenti perdite da lui fatte. Quest'ultimo, il cui orgoglio almeno era capace di sprezzare una tale ostentazione, scuopriva facilmente, sotto una finta compassione, la vera malignità di Quesnel. Lo ascoltò con silenzio sdegnoso, quand'ebbe nominato sua nipote, si alzarono entrambi ed andarono a passeggiare in giardino.

Emilia intanto si avvicinò alla signora Quesnel, la quale parlava della Francia. Il solo nome della di lei patria erale caro: provava gran piacere nel considerare una persona che ne veniva. Quel paese d'altronde era abitato da Valancourt, e dessa ascoltava attentamente nella lieve lusinga di sentirlo nominare. La Quesnel che, durante il suo soggiorno in Francia, parlava con estasi dell'Italia, non parlava in Italia che delle delizie della Francia, sforzandosi di eccitare la curiosità altrui raccontando tutte le belle cose che aveva avuto la fortuna di vedervi.

Emilia attese invano il nome di Valancourt. La signora Montoni parlò a sua volta delle bellezze di Venezia, e del piacere che sperava gustare visitando il castello di Montoni negli Appennini. Quest'ultimo articolo non era trattato che per vanità. Emilia sapeva bene che la di lei zia apprezzava poco le grandezze solitarie, e quelle in ispecie che potea presentare il castello di Udolfo. La conversazione continuò malignandosi vicendevolmente, per quanto poteva permetterlo la civiltà, con reciproca ostentazione. Assise su morbidi sofà, sotto un portico elegante, circondate dai prodigi della natura e dell'arte, gli esseri meno sensibili avrebbero dovuto provare trasporti di cordialità, buone disposizioni, e cedere con trasporto a tutte le dolcezze di quei luoghi incantati.