Poco stante albeggiò; sorse il sole, e permise agli sguardi attoniti di contemplare il magnifico spettacolo che offrivano da lunge i monti coperti di neve, i declivi verdeggianti, e le ubertose pianure che si estendevano alle loro falde.

I contadini che andavano al mercato passavano in battello. Gli ombrelli di tela colorata, che portavano la maggior parte per guarentirsi dai raggi solari; i canestri di frutti e di fiori che andavano accomodando nel tragitto; l'abbigliamento semplice e pittoresco delle villanelle, tutto formava un colpo d'occhio dei più sorprendenti. La rapidità della corrente, la vivacità dei rematori, i canti di quei contadini all'ombra delle vele, ed il suono di qualche rustico strumento, dava a tutta la scena il carattere di una festa campestre.

Allorchè Montoni e Quesnel ebbero raggiunte le signore, passeggiarono tutti insieme nei giardini, la cui elegante distribuzione contribuì molto a distrarre Emilia. La forma maestosa e la ricca verzura dei cipressi, ch'ella trovava qui nella loro perfezione, l'altezza smisurata dei pini e dei pioppi, i folti rami dei platani, contrastavano coll'arte in quei giardini meravigliosi; i boschetti di mirto ed altre piante fiorite confondevano gli aromatici effluvi con quelli di mille fiori che smaltavano il terreno, e l'aria veniva rinfrescata dai limpidi ruscelli, serpeggianti fra i verdi pergolati.

Intanto il sole s'innalzava sull'orizzonte, ed il caldo cominciava a farsi sentire. La società abbandonò i giardini per andar in cerca di riposo.


CAPITOLO XVIII

Emilia profittò della prima occasione propizia per parlare a Quesnel del castello della valle. Le sue risposte furono concise, e fatte coll'accento di chi non ignorando il suo assoluto potere, s'impazientisce di vederlo messo in dubbio. Le dichiarò che la disposizione presa era una misura necessaria, e ch'essa doveva andar debitrice alla di lui prudenza de' vantaggi che gliene sarebbero ridondati.

« Del resto, » aggiunse « quando il conte veneziano, di cui non mi ricordo il nome, vi avrà sposata, i fastidi della vostra dipendenza cesseranno. Come vostro parente, mi rallegro per voi d'una circostanza tanto felice, e, ardisco dirlo, così poco attesa dai vostri amici. »

Per qualche momento, Emilia restò muta e fredda; quindi procurò disingannarlo a proposito del poscritto da lei aggiunto alla lettera di Montoni; Quesnel parve avere ragioni particolari di non crederle, e per assai tempo persistè ad accusarla di capriccio. Convinto alfine della di lei avversione per Morano, e del rifiuto positivo che gli aveva dato, si abbandonò alle stravaganze del risentimento, esprimendosi colla maggiore asprezza. Lusingato segretamente dal parentado d'un nobile, onde aveva finto dimenticar il casato, era incapace d'intenerirsi dei patimenti cui poteva incontrare la nipote nel sentiero che le segnava la propria ambizione.

Emilia vide tosto tutte le difficoltà che la minacciavano; e quantunque nessuna persecuzione potesse farla rinunziare a Valancourt per Morano, essa fremeva all'idea delle violenze di suo zio. A tanta collera ed a tanto sdegno oppos'ella solamente la dolce dignità d'uno spirito superiore; ma la fermezza misurata della sua condotta non servì che ad esacerbare il corruccio di Quesnel, obbligandolo a riconoscere la sua inferiorità. Finì per dichiararle che, se persisteva nella sua follìa, e lui e Montoni l'avrebbero abbandonata al disprezzo universale.