La cameriera prese il lume e fuggì precipitosamente, senza volere ascoltare Emilia, la quale, non volendo restar al buio, fu obbligata a seguirla.
« Ma che cos'hai, Annetta? Cosa ti fu detto di quel quadro, che scappi quando ti prego di restare?
— Non ne so il motivo, e non m'han detto nulla. Tutto quel che so, è che ci fu qualcosa di spaventoso a tal proposito; che in seguito fu sempre tenuto coperto d'un velo nero, e che nessuno lo ha veduto da molto tempo. Si dice che ciò abbia qualche rapporto colla persona che possedeva il castello prima che appartenesse al padrone; e...
— Benissimo, Annetta, mi accorgo che infatti tu non sai nulla del quadro.
— No, nulla in verità, signorina; perchè mi hanno fatto promettere di non parlarne mai. Ma...
— In tal caso, » soggiunse Emilia, vedendola combattuta dalla volontà di rivelare un segreto, e dal timore delle conseguenze, « in tal caso, non voglio saperne di più.
— No, signorina; non me lo domandate.
— Tu diresti tutto. »
Annetta arrossì, Emilia sorrise; finirono di traversare quelle stanze, e si trovarono finalmente in cima allo scalone. La cameriera vi lasciò la padroncina per chiamare una serva del castello, e farsi condurre alla camera inutilmente cercata.
Intanto Emilia pensava al quadro. La curiosità la spingea a tornar indietro per esaminarlo; ma l'ora, il luogo, il cupo silenzio che regnava intorno, tutto ne la distolse. Pure risolse di tornar col nuovo giorno al misterioso quadro e sollevarne il velo.