— Io so tutto, » soggiunse Annetta guardandosi intorno, ed accostandosele sempre più; « Benedetto mi ha raccontato tutto per viaggio. — Annetta, mi diss'egli, voi non sapete nulla di quel castello ove noi andiamo? — No, gli risposi, signor Benedetto; e voi che ne sapete? — Ma mi lusingo che saprete custodire un segreto, altrimenti non vi direi nulla per tutto l'oro del mondo. — Ho promesso di non parlarne, e si assicura che al padrone spiacerebbe molto che se ne ciarlasse.

— Se hai promesso il segreto, » disse Emilia, « fai male a rivelarlo. »

Annetta tacque alcun poco, poi soggiunse: « Oh! ma per voi, signorina, so bene che vi posso confidar tutto. »

Emilia si mise a ridere, dicendo: « Io tacerò fedelmente quanto te. »

Annetta replicò con gravità, ch'era cosa indispensabile, e continuò: « Voi dovete sapere che questo castello è molto antico e ben fortificato; si dice che abbia già sostenuto diversi assedi, e non appartenne sempre al signor Montoni, nè a suo padre; ma per una disposizione qualsiasi, egli doveva entrarne al possesso, se la signora moriva senza maritarsi.

— Qual signora? » disse Emilia.

— Adagio, » soggiunse Annetta; « è la signora di cui verrò a parlarvi. Essa abitava nel castello, ed aveva, come potete immaginarvelo, un gran treno. Il padrone veniva spesso a visitarla; se ne innamorò e le offrì di sposarla; erano parenti alla lontana, ma ciò non importava. La signora amava un altro, e non volle saperne di lui, per cui dicono montasse sulle furie; e voi ben sapete qual uomo sia quando è in collera. Forse lo vide ella in uno di questi trasporti, e lo rifiutò. Ma, come vi diceva, essa parea trista, infelice, e ciò per molto tempo. O Dio! Che rumore è questo? Non sentite, signorina?

— È il vento, » disse Emilia; « prosiegui il tuo racconto.

— Come vi diceva, essa era afflitta ed infelice, passeggiava sola sul terrazzo, sotto le finestre, e là piangeva amaramente... Tutto ciò l'ho inteso dire a Venezia; ma ciò che segue, lo seppi oggi soltanto: il caso è accaduto molti anni addietro, allorchè il signor Montoni era ancor giovine; la dama si chiamava la signora Laurentini; era bellissima, ma andava spesso in collera, al par del padrone. Accortosi questi ch'essa non voleva dargli retta, che fa? lascia il castello, e non ci torna più; ma ciò poco le importava, poichè era infelice anche lui assente. Una sera finalmente, » soggiunse la ragazza sbassando la voce, e guardando intorno inquieta, « per quanto si dice, verso la fine dell'anno, cioè alla metà di settembre, o ai primi di ottobre, a quanto suppongo, o fors'anco alla metà di novembre... poco importa, è sempre verso la fine dell'anno: ma non posso precisare il momento, perchè non me lo dissero neppur essi. In somma, verso la fine dell'anno, questa signora andò a passeggiare fuori del castello nel bosco vicino, come faceva di solito. Essa era sola, colla sua cameriera: faceva freddo; ed il vento, spazzando via le foglie, soffiava tristamente attraverso quei grossi castagni che abbiamo passati ieri: Benedetto mi mostrava gli alberi mentre raccontava. Il vento era dunque molto freddo, e la cameriera la pregava di tornare indietro, ma non volle acconsentirvi, chè passeggiava volentieri pei boschi in qualunque stagione, la sera in ispecie; e se le foglie secche cadevano intorno a lei, ne avea maggior piacere. Ebbene! fu veduta scendere verso il bosco; venne la sera, ed essa non comparve. Suonarono le dieci, le undici, mezzanotte, e non si vide tornare; i domestici, pensando che le fosse occorsa qualche disgrazia, ne andarono in traccia; cercarono tutta la notte, ma non la trovarono, e non poterono averne nessun indizio. Da quel giorno non ne hanno più saputo nulla.

— È proprio vero? » disse Emilia sorpresa.