— Oh! signorina, questo non posso dirvelo. Come potete voi farmi domande così stravaganti? Ma nessuno l'ha veduta andare e venire nel castello. Ora la vedevano in un sito, e poco dopo era in un altro. Essa non parlava, e se fosse stata viva, cosa avrebbe fatto in questo castello senza parlare? vi sono perfino parecchi luoghi dove nessuno si è arrischiato più di andare, e sempre per lo stesso motivo.
— Perchè essa non parlava? » disse Emilia sforzandosi di ridere, malgrado la paura che cominciava ad impossessarsi di lei.
— No, » rispose Annetta indispettita; « ma perchè ci si vedeva qualche cosa. Si dice pure esservi un'antica cappella nella parte occidentale del castello, ove talvolta, a mezzanotte, si sentono gemiti. Io fremo solo a pensarvi! colà si sono vedute cose molto straordinarie.
— Finiscila una volta con queste favole.
— Favole! signorina, io posso dirvi in proposito una storia che mi raccontò Caterina. Era una fredda sera d'inverno, e Caterina stava seduta nel salotto col vecchio Carlo e sua moglie. Carlo desiderò di mangiar fichi, ed incaricò la serva d'andarne a cercare alla dispensa, ch'era in fondo della galleria settentrionale. Caterina prese la lampada... Zitto, signora, odo fracasso!... »
Emilia, in cui allora Annetta avea fatto passar la sua paura, ascoltò attenta; ma non udì nulla. La cameriera continuò: « Caterina andò alla galleria... è quella che abbiam traversata prima di venir qui. Essa andava colla lampada in mano senza paura alcuna... Ancora! » sclamò d'improvviso; « ho sentito ancora: or non m'inganno.
— Zitto! » disse Emilia tutta tremante. Ascoltarono, e rimasero immobili. Fu udito un colpo battuto nel muro. Annetta gettò un alto grido, la porta si aprì con lentezza, e videro entrar Caterina, che veniva per dire alla cameriera che la sua padrona la cercava. Annetta ridendo e piangendo, rimproverò Caterina di averle fatto tanta paura: temeva avesse udito ciò ch'ella aveva detto. Emilia, profondamente colpita dalla circostanza principale del racconto di Annetta, non avrebbe voluto restar sola nella situazione attuale; ma, per evitare i sarcasmi della signora Montoni, e non tradire la propria debolezza, lottò contro l'illusioni della paura, e congedò Annetta per tutta la notte.
Quando fu sola, pensò alla strana storia della signora Laurentini, e poi alla situazione in cui trovavasi ella stessa in quel terribile castello, in mezzo a deserti e montagne, in paese straniero, sotto il dominio d'un uomo che pochi mesi prima non conosceva, e di cui considerava il carattere con un orrore giustificato dal terror generale ch'egli ispirava. Allora, ricordando i timori profetici di Valancourt, il cuore di lei stringeasi dolorosamente, abbandonandosi a vani rammarici.
Il vento, fischiando con forza di fuori pel corridoio, accresceva la di lei malinconia. Emilia restava fissa davanti alle fredde ceneri dello spento focolare, quando un'impetuosa raffica penetrando con ispaventevol fracasso per quegli anditi, scosse porte e finestre, e spaventolla tanto più che spostò, nella scossa, la sedia ond'ell'erasi servita per affrancare l'uscio della scaletta, che si socchiuse. Gelata dal terrore, stette immobile, si fe' quindi coraggio, e corse ad assicurarlo alla meglio; quindi coricossi lasciando il lume sulla tavola; ma quella luce tetra raddoppiò la sua paura. Al tremolio degli incerti raggi le pareva sempre di vedere ombre moversi nel fondo tenebroso della camera, ed affacciarsi per fino alle cortine del letto. L'orologio del castello suonò un'ora prima ch'ella potesse addormentarsi.